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Google, accordi coi primi editori

Google ha raggiunto accordi con una serie di editori in tutto il mondo per ricevere in licenza i contenuti di notizie, una svolta che rappresenta un significativo passo avanti nella lunga diatriba in corso da diversi anni tra il colosso tecnologico e le varie case editrici. Secondo quanto annunciato ieri dallo stesso colosso di Mountain View, tra i primi editori che verranno pagati per i contenuti ci sono il tedesco Spiegel Group, editore di Der Spiegel, oltre alla Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz) e a Die Zeit. Si aggiungono poi la società media brasiliana Diarios Associados (che pubblica tra gli altri Correio Braziliense) e Solstice Media, editore di quotidiani locali in Australia tra cui The Independent Weekly.

Per il momento, il motore di ricerca americano non ha annunciato alcuna partnership con i gruppi editoriali negli Stati Uniti, dove grandi attori del settore come la casa madre del Wall Street Journal, News Corp, hanno fatto pressioni proprio su Google per ricevere pagamenti per i propri contenuti.

Brad Bender, vicepresidente di Google per la gestione dei prodotti relativi alle notizie, ha però precisato che la società è in trattativa con le testate di altri sei paesi, senza comunque fornire ulteriori dettagli. Bender ha aggiunto poi che il nuovo programma rappresenta un passo avanti nell’ambito della collaborazione della grande G con il mondo dell’informazione, collaborazione che finora si è limitata a una serie di accordi di licenza su contenuti audio, sport e legati alle previsioni del meteo.

Secondo i termini della nuova intesa, Google pagherà gli editori per ricevere in licenza audio, video, immagini e storie che saranno pubblicati sulla sua principale app mobile nonché sui dispositivi che utilizzano il sistema operativo Android. I contenuti saranno poi integrati nell’app Google News per ogni dispositivo mobile e infine su tutti gli altri prodotti aziendali. Secondo Bender, il progetto dovrebbe partire operativamente alla fine di quest’anno.

Da tempo i gruppi editoriali (grandi e piccoli) hanno criticato le principali aziende tecnologiche come Google e Facebook perché distribuiscono articoli sulle proprie piattaforme senza condividere nemmeno una parte dei ricavi pubblicitari legati alla loro diffusione (mentre gli editori sostengono gli interi costi). Rupert Murdoch, presidente esecutivo di News Corp, è stato uno dei principali critici di questa strategia messa in campo da Google, insieme al suo amministratore delegato Robert Thomson. In particolare, è stato proprio il Wall Street Journal ad aver riferito lo scorso febbraio che Google aveva avviato delle trattative per pagare gli editori in cambio dei contenuti utilizzati.

Lo scorso aprile, intanto, il motore di ricerca è finito nel mirino di alcune autorità di regolamentazione. In Francia e in Australia, le Authority hanno fatto pressione su Google affinché pagasse i gruppi editoriali che gli fornivano i contenuti, compresi quelli che appaiono come risultati nelle ricerche online. Negli Usa, invece, sempre secondo il Wall Street Journal, il Dipartimento di giustizia e un gruppo di procuratori di stato studiano un’azione legale contro Google nell’ambito della normativa Antitrust, focalizzandosi sulla posizione dominante nei settori specifici della ricerca su internet e della pubblicità online.

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