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Good banks, tra gli asset 650 milioni di perdite fiscali

I crediti di imposta delle old banks e le perdite fiscali maturate con il trasferimento dei crediti deteriorati alla Rev rimarranno in capo alle good banks. È il senso di un parere dell’Agenzia delle Entrate arrivato in questi giorni, che sgombra il campo da uno degli ultimi dubbi contabili residui e ha consentito, come ha detto ieri il Governatore Visco, di inviare gli info memo a tutti i soggetti che avevano manifestato il proprio interesse per nuova Banca Marche e le altre. Partita contabile non semplice, considerato che ognuna delle quattro banche porta con sé tre bilanci, quello relativo all’amministrazione straordinaria terminata il 22 novembre scorso, quello relativo al periodo di risoluzione e infine il bilancio maturato dalle quattro good banks dal 23 novembre al 31 dicembre, che rappresenterà un elemento importante per la valutazione definitiva ai fini del prezzo: su quest’ultimo documento pendevano ancora alcune incognite relative all’applicazione degli Ias, ma negli ultimi giorni anch’esse sarebbero state superate, spianando la strada per la prosecuzione del processo di vendita.
Il decreto banche convertito in legge nei giorni scorsi, quello che ha legiferato anche in materia di Gacs e di credito cooperativo, stabilisce che in caso di risoluzione i crediti d’imposta “seguano” lo stesso destino degli altri asset trasferiti a una bridge bank; tuttavia la norma non specifica la retroattività del principio, pertanto si è resa necessaria una pronuncia ad hoc da parte dell’Agenzia delle Entrate, che secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore sarebbe arrivata alla fine della settimana scorsa. Un chiarimento importante, ma anche un elemento destinato a impattare non poco sul valore delle quattro banche in fase di cessione: oltre agli 1,25 miliardi di Dta accumulate negli anni dalle old banks, i quattro istituti potranno contare sui 150 milioni di crediti di imposta maturati con la cessione degli 8,5 miliardi di Npl alla Rev. Inoltre, chi comprerà una o tutte le good banks si troverà con altri 650 milioni di perdite fiscali da detrarre allorché le good bank (o il resto del gruppo incorporante se si tratterà di una banca) chiuderanno un bilancio in utile.
Non solo. Nel lavoro a tappe forzate condotto nel corso delle ultime settimane dai tre cda presieduti da Roberto Nicastro, insieme con l’Autorità di Risoluzione, revisori e valutatori, si sarebbe definito anche l’ammontare definitivo dei crediti deteriorati trasferiti alla Rev. Si tratta di un miliardo di Npl maturati nel corso del quarto trimestre 2015, che in teoria necessiterebbero di circa 200 milioni di accantonamenti da parte delle good banks. Solo in teoria: contestualmente, infatti, al termine di una nuova valutazione indipendente, si è aggiornato al rialzo – buona notizia per il mercato – il valore degli 8,5 miliardi di deteriorati trasferiti a novembre. Le cifre, al riguardo, le ha fornite sempre Visco ieri in Senato: alla luce di una nuova analisi sul collaterale, mediamente il 25% a cui si erano passati i crediti secured (che aveva fatto media con il’8,4% dei crediti unsecured per approdare al famigerato 17,6% definitivo) è stato rialzato al 31%, dettando una plusvalenza potenziale di 200 milioni, gli stessi che andrebbero ora accantonati a copertura dei nuovi npl ceduti. Una doppia partita destinata a elidersi reciprocamente.

Marco Ferrando

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