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Good bank, i tagli scendono a 359

Nuova Banca Marche, Nuova Banca Etruria e Nuova Carichieti si preparano alla riorganizzazione in vista del loro passaggio sotto l’ala di Ubi, con il loro presidente, Roberto Nicastro ad agevolare il progetto nell’interesse di tutte le parti, l’acquirente, il venditore e i sindacati. Il closing dell’acquisizione è atteso entro il mese di aprile, ma prima le tre good bank hanno un appuntamento importante con le rappresentanze sindacali per «creare le condizioni che favoriscano i prossimi processi di aggregazione», si legge nella lettera di Nuova Banca Marche. Le lettere di avvio procedura sono distinte e sono tre, firmate dai rispettivi amministratori delegati e indirizzate sia alle Rsu che alle segreterie nazionali di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil e Uilca.
Il negoziato sarà condotto banca per banca, ma proprio domani è previsto un incontro con le sigle sindacali a cui sarà presente Nicastro che dovrebbe illustrare ai sindacati l’evoluzione della situazione dei tre istituti. Poi inizierà la trattativa che, almeno dal punto di vista della tempistica, dovrebbe arrivare a una conclusione prima del closing con Ubi. La procedura vedrà le singole Good bank negoziare una riorganizzazione che possa beneficiare delle risorse messe a disposizione del Fondo di risoluzione nazionale: si tratterebbe, secondo fonti sindacali, di circa 85 milioni su 130 che potrebbero essere utilizzati per fare uscire coloro che nelle tre banche hanno i requisiti per il prepensionamento. Se le indiscrezioni dei mesi scorsi parlavano di tagli compresi tra i mille e i 1.700, la trattativa parte da numeri molto più bassi secondo quanto riportato sulle missive. Sul tavolo negoziale ci sono infatti 359 esuberi, di cui 270 sono in Marche, 69 in Chieti e 20 in Etruria e in parallelo ci sono anche, come spiegano le lettere, da definire misure di flessibilità della prestazione lavorativa e di miglioramento del cost/income.
I numeri della trattativa andranno valutati caso per caso ma per i sindacati deve esserci un comune denominatore. «Gli esuberi dovranno essere gestiti solo sotto forma di uscite volontarie e incentivate, attraverso l’utilizzo del nostro ammortizzatore sociale di categoria», avverte Attilio Granelli, segretario nazionale della Fabi. Il segretario generale della First Cisl, Giulio Romani, osserva che «la trattativa che inizia mercoledì avvia un non facile processo di integrazione in Ubi. Auspichiamo che sia salvaguardata l’intera occupazione delle banche assorbite, compresa quella dei dipendenti di società satelliti delle stesse, che già hanno subito il sacrificio del proprio posto di lavoro». La trattativa coinvolgerà sia le Rsu che le segreterie nazionali e, date le uscite già avvenute in passato, non sarà facile, come osserva Mario Gentile, segretario nazionale della Fisac Cgil: «Sarà un negoziato molto duro e complesso. Ci auguriamo di arrivare nel migliore dei modi a una intesa che prepari il futuro di opportunità per le tre good bank se l’operazione Ubi andrà a buon esito». Massimo Masi, segretario generale della Uilca, non si sbilancia visto che «per ora siamo fermi a quanto scritto sulle lettere di avvio procedura che rappresentano un punto di partenza. Certamente bisogna tenere conto che con i numeri delle procedure i bacini dei prepensionamenti sono praticamente esauriti». Messo il punto finale sulla trattativa bisognerà guardare avanti. «Chiederemo – osserva Granelli – alla controparte la difesa dei poli territoriali delle tre banche e a Ubi di presentare un nuovo piano industriale che valorizzi i dipendenti e le loro professionalità».

Cristina Casadei

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