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“Good bank”, per il salvataggio pagheranno istituti e correntisti

Scadono domani i termini ufficiali per la cessione delle quattro good bank, anche se già da qualche giorno è nota la disponibilità della Commissione europea a considerare con una certa flessibilità la scadenza. Nel frattempo però divampa la polemica sugli aggravi sui conti correnti, che alcune banche stanno applicando proprio a fronte dei costi per il salvataggio di Popolare dell’Etruria, Carichieti, Cariferrara e Banca Marche. E’ il caso del Banco Popolare, che applicherà su alcuni conti una “una tantum” di 25 euro per i contributi versati al Fondo nazionale di risoluzione. Ubi e Unicredit hanno messo balzelli differenziati, a fronte di “costi di produzione” e interventi legislativi vari, tra cui l’accordo per il Fondo per la risoluzione delle crisi bancarie.
Intesa e Cariparma invece hanno escluso aggravi delle spese sui conti correnti per il Fondo di risoluzione e il Decreto salvabanche. «Un ennesimo furto con destrezza», lo hanno definito Adusbef e Federconsumatori, mentre Codacons si dice pronto a far scattare «raffiche di denunce ».
Il processo di vendita delle quattro banche comunque sembra arrivato davvero alle battute finali. Il presidente Roberto Nicastro due giorni fa ha scritto ai dipendenti, ringraziandoli e annunciando: «A breve speriamo di firmare uno o più accordi che oltre a soddisfare i vincoli europei, garantiscano cessioni nel segno della continuità».
Anche se non domani, insomma, i tempi stringono. Qualcuno si spinge a dire che un primo annuncio potrebbe arrivare entro domenica 2 ottobre e che in pole position ci sarebbe Ubi.
La banca guidata da Victor Massiah pare sia interessata a rilevare tre delle quattro banche in vendita – Carichieti, Banca Marche e Popolare dell’Etruria – e proprio questa disponibilità sembra abbia trovato particolarmente sensibili i venditori, cioè il Fondo di risoluzione (Bankitalia) e lo stesso Nicastro, che sta curando le trattative. La vendita in blocco rispetto allo spezzatino, quindi; per questa ragione sarebbe passato in secondo piano l’interesse di Bper, limitato alla sola Etruria, e quello della Popolare di Bari, per Carichieti. Resta comunque fuori Cariferrara, su cui si potrebbe procedere alla cessione a blocchi degli sportelli. Nel caso in cui davvero andasse in porto la vendita ad Ubi, è possibile che venga ceduto anche qualche sportello nelle Marche, dove la banca è già presente con la Popolare di Ancona.
Nulla trapela sul prezzo che verrebbe offerto per le banche, ma a quanto si ipotizza sul mercato le valutazioni non sarebbero particolarmente ricche, anche perché i quattro istituti hanno crediti problematici (al netto delle cessioni alla Rev) per 3,4 miliardi, di cui circa un terzo sarebbero avviati a diventare in tempi rapidi sofferenze.

Vittoria Puledda

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