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Good bank. Oltre all’iniziativa della Popolare dell’Emilia Romagna in campo anche le italiane Popolare di Bari e Primus Capital

ROMA C’è la Bper tra le banche e i fondi, in tutto una decina, che hanno presentato una manifestazione d’interesse per le good bank nate dalla risoluzione di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Carife.
In particolare, secondo quanto si è appreso ieri da fonti vicine alla Banca popolare dell’Emilia Romagna, Bper ha presentato un’offerta per la Nuova Carife. Gli altri nomi che circolano, secondo le prime indiscrezioni, sono quelli della banca Popolare di Bari e del Fondo Primus Capital , per quanto riguarda le altre proposte italiane. Ma una pattuglia più consistente di fondi chiusi esteri, secondo ambienti bancari, dovrebbe essere andata ad allungare l’elenco di quanti hanno mostrato l’intenzione di partecipare al processo che porterà alla cessione delle quattro good bank: si tratta dei fondi chiusi di investimento Oaktree, Apollo, Bc Partners, Lone Star, Blackstone.
Dal lato del venditore, ovviamente, non trapela nulla se non un’evidente soddisfazione: «Nella giornata di ieri – spiega infatti una nota diramata dopo lo spoglio delle candidature – come previsto dal bando recentemente apparso sulla stampa italiana ed internazionale, sono pervenute presso l’advisor finanziario le lettere per partecipare al processo che porterà alla cessione di Nuova Cassa di risparmio di Ferrara S.p.A., Nuova Banca delle Marche S.p.A., Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio S.p.A., Nuova Cassa di risparmio di Chieti S.p.A».
Questa prima fase, spiega ancora il comunicato, ha riguardato l’invito a manifestare interessi di natura preliminare e non vincolante da parte di potenziali investitori nelle banche e ha consentito una prima mappatura degli operatori nazionali e internazionali interessati «con esiti più che soddisfacenti».
I collaboratori di Roberto Nicastro comunicano inoltre che hanno potuto partecipare soggetti in possesso dei requisiti previsti dalle disposizioni nazionali e comunitarie in grado di garantire la continuità operativa ed economica delle good bank, nonchè la rapidità e l’efficienza nella realizzazione dell’acquisizione. In effetti era stata ipotizzata la possibilità di chiudere l’operazione di cessione delle banche finite in risoluzione entro il primo semestre dell’anno.
Nei prossimi giorni, dopo una prima selezione, le controparti che hanno espresso questo interesse preliminare riceveranno un primo documento descrittivo con una lettera di procedura: in tal modo l’iter di cessione, che secondo la Commissione Ue dovrà essere limitato a pochi mesi procederà in modo spedito verso la stretta finale. Verranno infatti chieste conferme di interesse più circostanziate che permetteranno il passaggio a una seconda selezione, in vista delle offerte non vincolanti. Le attività in vendita prevedono in maniera preferenziale la cessione in un unico blocco, ma verranno valutate attentamente anche possibili offerte separate per una o più delle good bank e delle loro partecipazioni non strategiche. Come si sa, gli acquirenti dovranno pagare in contanti una somma che si aggira intorno a 1,8 miliardi di euro che è la cifra immessa dal Fondo di Risoluzione per salvare le quattro banche locali. La questione contanti sembra strettamente connessa al fatto che il Fondo deve restituire nell’arco di 18 mesi un prestito- ponte di analogo importo a Unicredit,Intesa Sanpaolo e Ubi.
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