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Good bank, Nicastro: «Interesse confermato»

Va avanti il processo di vendita delle quattro ‘good bank’ nate dal salvataggio di Banca Marche, Carife, Banca Etruria e CariChieti. Lo scorso fine settimana, ha annunciato ieri Roberto Nicastro, presidente delle quattro Newco a margine della tavola rotonda organizzata da ‘The Ruling Companies’ sulla tempesta finanziaria, «abbiamo esaminato le conferme delle manifestazioni di interesse e abbiamo osservato la riconferma di quasi tutte». Secondo indiscrezioni, per gli asset ’ buoni’ delle quattro banche si sarebbero fatti avanti a fine gennaio circa 18 società, italiane ed estere, tra le quali numerosi fondi di private equity ma anche istituti di credito come Bper, interessata alla Nuova Carife. Nicastro ha confermato che si vuole chiudere entro giugno, come da tabella di marcia auspicata da Bruxelles, e che la la soluzione privilegiata resta quella della vendita in blocco degli asset. «Siamo ancora in una fase iniziale – ha spiegato Nicastro – nelle prossime settimane ci concentreremo sull’approvazione dei numeri e su una fotografia accurata. Le fasi decisive saranno quelle successive all’approvazione dei dati». Per metà marzo è previsto l’invio di un ‘info memo’, una mappa piu’ circostanziata di asset e partecipazioni delle Newco, alle parti interessate.
Nel dibattito in sala, Nicastro è tornato anche sulle turbolenze di mercato causate dal decreto salva-banche dello scorso novembre e continuate poi nelle settimane successive: un primo collegamento sbagliato è stato quello stabilito dai mercati tra la valutazione applicata alle sofferenze trasferite nella bad bank e il resto del settore bancario italiano. I valori che sono stati usati per la valutazione, ha spiegato Nicastro, «non possono essere un benchmark per le banche italiane. Apparentemente – ha aggiunto – il mercato ha usato la valutazione scelta per il trasferimento delle sofferenze, e cioè il 25% per gli Npl con collaterale e l’8% per quelli privi di garanzie, e ha fatto una media, il 18%, usandola come potenziale tasso di valutazione per le sofferenze di tutto il sistema bancario italiano ma è un punto non corretto». La direttiva sul ‘bail-in’ «impone che gli Npl vengano trasferiti a valore di realizzo immediato, rispetto a quanto si farebbe con una normale sofferenza bancaria, e cioè come se dovessero essere cedute nel giro delle prossime 24 ore. La stessa cosa succederebbe con un immobile se fossimo obbligati a venderlo nel giro di due ore».
La polemica sul bail-in, e sull’uso che ne è stato fatto in Italia, comunque non si placa. Nicastro è intervenuto anche per spiegare che Hsh Nordbank, la banca tedesca salvata in queste settimane da Berlino con soldi pubblici, è riuscita a sfuggire ai dettami del bail-in perché la procedura «è stata avviata prima del 2014 e che si tratta, quindi, solo di un iter da completare». Il problema della disparità delle regole «viene comunque percepito». Da più parti si fa notare che l’Europa è già divisa sul bail-in a causa degli approcci legali concorrenti che sono emersi in tutto il Vecchio Continente. Con la struttura usata in diverse parti del mondo anglosassone, in particolare in Gran Bretagna e Stati Uniti ma anche in Svizzera,la separazione tra holding e società operativa bancaria con la prima che fa da garante ai correntisti e agli investitori della banca, si crea una sorta di scudo protettivo non solo su azionisti e clienti, ma anche sulle quotazioni in Borsa. In Italia, ma anche in Spagna, questo tipo di struttura societaria non è usuale e, sottolineano fonti finanziarie, in quelli che la usano la divisione tra holding e banca operativa era in genere precedente all’avvio della Vigilanza unica europea e, quindi, al ‘bail-in’.

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