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Good bank e caso Deutsche, le mosse del Tesoro

Non ci sono alle viste «nazionalizzazioni» di banche e nemmeno «piani alternativi» per Monte dei Paschi, che continua a puntare sul progetto targato Jp Morgan e Mediobanca.
Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan traccia la linea del governo nel giorno di quello che i rumors giornalistici della vigilia avevano definito il super-vertice con le banche. Di super, in effetti, c’è il parterre, che ha visto nelle stanze di Via XX Settembre il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, il presidente di Cassa depositi e prestiti Claudio Costamagna, il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini, il presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti, il presidente di Quaestio Sgr Alessandro Penati fianco a fianco con i consiglieri delegati di Ubi, Intesa e Unicredit.
La riunione, confermano varie fonti presenti al tavolo, si è concentrata sulle partite più calde del settore bancario, dal nodo good bank (si veda anche l’articolo qui sotto) allo smaltimento dei crediti deteriorati, alla luce del fatto che il sistema italiano del credito si trova oggi esposto anche a possibili «rischi sistemici» in arrivo prima di tutto dalla Germania.
«È chiaro – ha spiegato il titolare dell’Economia intervenendo ieri pomeriggio al forum «Come si ricostruisce l’Italia?» organizzato dal Foglio – che se una banca come Deutsche Bank ha problemi questo si riflette sull’intero sistema». Il “rischio sistemico” torna quindi ancora una volta al centro dell’agenda politica, non solo italiana.
Il caso Deutsche è una minaccia, ma può offrire nuovi argomenti a chi giudica inadeguate le regole che l’Europa si è data due anni fa per la gestione delle crisi bancarie. In prima fila c’è l’Italia, e ancora ieri il ministro dell’Economia è tornato a puntare il dito su una «normativa complessa e ancora da analizzare in tutte le sue conseguenze», a partire naturalmente dai «costi notevoli» che comporta a carico degli investitori.
A intricare i nodi c’è il fatto che la direttiva ha cominciato a produrre i propri effetti proprio nella fase di massima fragilità del sistema del credito in Europa. In Italia le incognite arrivano prima di tutto dai crediti deteriorati, in Germania (e non solo) i problemi arrivano dalla gestione finanziaria, ma in entrambi i casi alle soluzioni serve tempo.
Tra i temi sul tavolo del vertice di ieri ha tenuto banco anche il Monte dei Paschi, anch’esso al centro di un calendario più incerto del previsto dopo che il piano di salvataggio e rilancio è già stato oggetto di più di una revisione nell’arco di due soli mesi.
Per raccogliere i cinque miliardi che servono, ora il nuovo vertice guidato dal ceo Marco Morelli sta studiando un piano misto a base di conversione dei bond subordinati e aumento di capitale richiesto al mercato, ed è in attesa anche della nomina del presidente chiamato a succedere a Massimo Tononi. Anche su questo punto servirà l’avallo del Tesoro, che è primo azionista di Rocca Salimbeni ma respinge l’idea che a Via XX Settembre si voglia avere «un ruolo intrusivo». «Il Tesoro – sostiene Padoan – utilizza il la sua posizione nel ruolo di vigile attenzione su un piano che a mio avviso resta molto valido».
In termini di urgenza, però, a dominare è in questi giorni il tentativo di cessione delle «good bank» nate dalla procedura di risoluzione di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Carife. L’acquisizione da parte di Ubi, che almeno per tre dei quattro istituti sembrava vicina al traguardo, è ancora tutta in salita. Nei giorni scorsi la commissione europea aveva concesso la proroga del termine per la cessione, scaduto il 30 settembre, proprio sulla base del fatto che l’interesse da parte di Ubi ponesse le premesse per una rapida soluzione al problema, e un eventuale passo indietro della banca potrebbe rimettere in discussione tutto l’impianto, mentre rimane in discussione la prospettiva di Carife.

Marco Ferrando
Gianni Trovati

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