Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Good bank al rush finale

Potrebbe essersi trovata la quadra per una soluzione strategica (per non dire di sistema) per la cessione delle quattro Good bank frutto della risoluzione di Banca Marche, Banca Etruria, Cariferrara e Carichieti. Il presidente dei quattro istituti salvati dal fallimento, Roberto Nicastro, aveva ricordato che venerdì 30 settembre scade il termine per la vendita delle quattro nuove banche, ma non è da escludere che si possa andare ai tempi supplementari.

Tuttavia, sembra che una soluzione si possa trovare proprio al rush finale.
Se infatti, da quanto si apprende, Banca Etruria fa gola a B.P. E.Romagna, e CariChieti è nel mirino della Popolare di Bari, mentre Ubi B, invitata ad esaminare i dossier, potrebbe non disdegnare Carife, per Banca Marche sarebbe tornata in campo Cariparma. L’istituto controllato dai francesi di Crédit Agricole, che ha circa 900 filiali nel Centronord Italia, aveva già studiato il dossier prima del salvataggio da parte del governo, quindi prima dell’avvio dell’asta che riteneva preferibile la cessione in blocco dei 4 istituti.

La prima asta si è conclusa lo scorso luglio con «tre offerte economiche impegnative» che, secondo indiscrezioni, erano da parte di due fondi, Apollo e Lone Star, proprio per l’acquisto in blocco delle quattro good bank, per un ammontare intorno ai 500 milioni di euro (cifra ben lontana dall’1,4 miliardi che i venditori avrebbero voluto realizzare) e che è stata giudicata irricevibile dal presidente Roberto Nicastro.

Quanto incassato dalla cessione dei quattro istituti dovrebbe servire, infatti, all’Autorità di risoluzione per rimborsare il prestito da 1,6 miliardi ancora in essere con Intesa Sanpaolo, UniCredit e Ubi Banca. Di qui la decisione di indire una nuova asta, con scadenza al 30 settembre, in cui la cessione in blocco passasse in secondo piano rispetto alla valutazione.

Purtroppo, le valutazioni per i singoli istituti non sembrerebbero più sostanziose. Il cda di Bper, dopo aver esaminato i dossier, avrebbe deciso di avanzare una proposta per Banca Etruria, mettendo sul tavolo un corrispettivo compreso tra 50 e 80 milioni. Cifra contenuta ma comprensibile se si guardano i risultati semestrali. In particolare, il dato relativo ai costi operativi che sono risultati pari a 299,4 milioni di euro nel semestre, di cui 190,5 mln legati al personale. Un’enormità se li si raffronta al margine di intermediazione della banca, che di fatto rappresenta i ricavi, che ha totalizzato 264,4 mln al 30 giugno scorso. Di fatto i costi operativi del semestre sono stati superiori ai ricavi, non certo un segnale di sostenibilità del business.

Un’altra voce che preoccupa non poco è quella degli incagli: nonostante le 4 banche siano ripulite dalle sofferenze, starebbero cominciando a risentire dell’attuale situazione di incertezza, con il rischio, appunto, che gli incagli possano tramutarsi in crediti inesigibili.

Per di più le offerte delle banche italiane avrebbero delle condizioni per quanto riguarda i livelli del personale. Cosa che invece non risulterebbe nelle offerte dei fondi di private equity, che già si erano presentati nella prima tornata d’asta, che hanno confermato le loro proposte.

La scelta si profila dunque difficile, anche considerando gli stretti margini di tempo imposte dalla Ue.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Almeno per ora il pericolo è scampato. Ma è difficile capire quanto ancora la rete di protezione l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Mario Draghi ha deciso di scrivere personalmente il nuovo Recovery Plan italiano. Lo farà insieme a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Gli sherpa sono al lavoro per invitare Mario Draghi nella capitale francese. Emmanuel Macron vorrebb...

Oggi sulla stampa