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Goldman vara la svolta, trasparenza sul trading

di Marco Valsania

Operazione trasparenza per Goldman Sachs. La regina di Wall Street, assalita dai censori dell'alta finanza quale simbolo dell'opacità di bilanci e pratiche di business, ha risposto ieri con un documento di 63 pagine che annuncia una rivoluzione nelle modalità con le quali riporta i profitti. E se «rivoluzione» può apparire una parola grossa per un ripensamento delle voci di performance trimestrale e annuale, la portata del cambiamento non può essere sottovalutata quando si tratta di Goldman, tradizionalmente impermeabile alle critiche: d'ora in avanti – e per la prima volta nella sua storia – rivelerà i risultati delle attività di investimento e trading per conto proprio. Separandole, cioè, dalle entrate generate grazie a transazioni condotte per i clienti.

La svolta, che verrà messa in pratica già nel prossimo bilancio, in arrivo il 19 gennaio per il quarto trimestre 2010 e l'intero anno scorso, vuole offrire un quadro migliore dei rischi e delle strategie della società, che durante la recente crisi finanziaria è stata scossa dal sospetto d'aver badato alla sua performance più che a quella dei clienti. Anzichè suddividere i conti fra le tre divisioni attuali – investment banking, gestione patrimoniale e trading and principal investment – i segmenti diventeranno quattro. L'ultima unità verrà infatti spezzata in due: Institutional Client Services e Investment and Landing, dedicato a investimenti diretti e indiretti di Goldman stessa, da azioni e obbligazioni a private equity, hedge fund e mercato immobiliare. E allo scopo di aumentare la chiarezza il bilancio sarà pubblicato anche in forma semplificata.

Quella sui conti non è la sola svolta annunciata ieri da Goldman nel Report of the Business Standards Committee, frutto di otto mesi di lavoro di una commissione interna, guidata dal vicepresidente Michael Evans, e di intense consultazioni con investitori mostratisi improvvisamente insofferenti della resistenza al cambiamemnto del gruppo. In tutto le riforme di Goldman sono 39 e richiederanno forse 18 mesi per essere realizzate interamente: dalla nascita di una «matrice» per organizzare migliaia di clienti per grado di «sofisticazione», indicando quali transazioni possano essere loro proposte. A nuovi limiti imposti a trader e broker, finora aggressiva macchina di profitti: per evitare conflitti di interesse non potranno scrivere opinioni su operazioni o clienti per trenta giorni.

Ancora: le operazioni di finanza strutturata verranno affidate a banchieri anzichè a trader. Proprio un simile deal ideato da un trader, Abacus 2007-AC1, l'anno scorso è finito al centro di un'inchiesta per truffa lanciata dalla Sec. Goldman ha patteggiato una multa da oltre mezzo miliardo di dollari, ma la sua reputazione è stata scalfita: secondo le autorità aveva ingannato gli investitori omettendo che alla scelta dei derivati sui mutui contenuti in Abacus aveva partecipato il finanziere John Paulson, che voleva scommettere sul loro tracollo. Vedrà inoltre la luce un comitato permanente dedicato a clienti e standard di business e capitanato dal direttore generale Gary Cohn.

Il documento riconosce la sfida aperta: «Il settore e in particolare la nostra società sono stati oggetto di considerevole scrutinio» durante e dopo la crisi, afferma il documento. Sulla stampa americana ha trovato a lungo eco anche l'immagine di Goldman come una vera e propria piovra. Parlando lunedì a 470 partner del gruppo riuniti a Stamford in Connecticut, l'amministratore delegato e presidente Lloyd Blankfein ha aggiunto che persino la buona performance alla fine incassata da Goldman nella crisi si è trasformata in un boomerang, alimentando voci di trattamenti di favore.

Le iniziative della banca potrebbero tuttavia non accontentare facilmente i suoi fustigatori. Dal documento non emergono riorganizzazioni delle attività oppure dei vertici. Resta disattesa una richiesta fatta propria dai critici più convinti: se non l'uscita di scena di Blankfein, nel 2007 il banchiere più pagato con 68 milioni di dollari, almeno una separazione delle cariche di chief executive e chairman del colosso di Wall Street.

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