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Goldman Sachs alza i dividendi

WASHINGTON
Goldman Sachs, scossa da performance appannate e continue polemiche sulle sue pratiche, è riuscita a presentare un bilancio che seppur in calo ha battuto le attese. E ha così confermato che le banche americane, come l’economia del Paese, appaiono in migliori condizioni rispetto alle rivali europee. Una realtà che è sembrata filtrare anche nelle sale del Fondo Monetario Internazionale, dove durante gli incontri di primavera la salute del sistema finanziario globale resta una preoccupazione centrale e oggi è concentrata sul Vecchio continente.
Goldman non ha brillato. Ha riportato profitti in calo del 23% nel primo trimestre 2012, a 2,11 miliardi di dollari. Ma sono stati pari a utili per azione di 3,92 dollari contro i 3,55 previsti. Le entrate, a loro volta, sono scivolate del 16% a 9,95 miliardi, ma sono tuttavia superiori a previsioni di 9,48 miliardi. Goldman ha inoltre dato seguito a un aumento del dividendo trimestrale del 31% a 46 cents per azione, equivalente a 233 milioni l’anno. La banca, assieme ad altri big considerati solidi, aveva ottenuto il via libera sulla cedola dagli stress test della Federal Reserve.
Le performance migliori Goldman le ha ottenute da consulenza e trading azionario per i clienti, dove le revenue sono salite rispettivamente del 37% e del 7%. Nel trading di reddito fisso, valute e commodities le entrate da 3,46 miliardi hanno accusato un calo del 20% sullo stesso trimestre dell’anno scorso, ma sono raddoppiate dal quarto trimestre 2011. L’investment banking, con 1,15 miliardi, è sceso del 9,1% rispetto a un anno fa ma è lievitato del 35% sui tre mesi immediatamente precedenti. Abbastanza da permettere al ceo sotto assedio Lloyd Blankfein di affermare che la banca ha «spazio di manovra per crescere con il miglioramento dei mercati e dell’economia». Nel frattempo Goldman sposa comunque maggior cautela rispetto al passato: ha ridotto i rischi e tagliato del 16% a 4,4 miliardi i fondi destinati nel trimestre ai compensi.
Dall’outlook dell’Fmi emerge tuttora la necessità di rafforzare il settore finanziario globale e le sue regole. Ma sono nuovi peggioramenti in Europa «delle tensioni su debito sovrano e banche potrebbero facilmente minare la crescita americana», scrive il Fondo. Prima di Goldman avevano riportato bilanci in calo ma migliori delle attese Jp Morgan, Wells Fargo e Citigroup. Anche se questo non significa che negli Usa i problemi siano risolti e le ristrutturazioni finite: Bank of America sta considerando la cessione di attività di gestione patrimoniale all’estero. E l’assemblea degli azionisti di Citigroup, con un voto consultivo, ha bocciato ieri con il 55% dei voti il piano retributivo per i 5 principali dirigenti, compresa la paga per il 2011 da 15 milioni del chief executive Vikram Pandit.

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