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Goldman, il trading frena gli utili

Risultati in altalena per le grandi banche americane, davanti alla sfida di mercati più difficili da navigare nel reddito fisso e di strette di regolamentazione. Goldman Sachs ha sofferto un declino nei profitti del quarto trimestre 2013, ma è riuscita ugualmente a battere le attese con l’investment banking. Citigroup, al contrario, ha raddoppiato gli utili e chiuso il miglior anno dalla crisi, tradendo però debolezza e deludendo gli investitori.
Goldman ha visto i profitti trimestrali calare del 19% frenati dalla cruciale divisione FICC, impegnata nel trading di bond, valute e commodities. I 2,33 miliardi di dollari di utili sono stati tuttavia pari a 4,60 dollari per azione contro i 4,22 pronosticati. Tra ottobre e dicembre anche le entrate nette della banca sono scivolate, del 4,9% a 8,78 miliardi, pur superando i 7,71 miliardi ipotizzati.
Il capitolo più dolente – anche rispetto a rivali quali JP Morgan e Bank of America – è stato quello della FICC, dove le revenue sono scivolate del 15% nel trimestre, a 1,72 miliardi, e del 13% a 8,65 miliardi nell’intero anno. Il trading azionario ha a sua volta ceduto il 27 per cento. Gli investitori – che hanno spinto il titolo in ribasso del 2% – si interrogano con ansia sul futuro di queste attività in presenza di continui giri di vite normativi: l’Office of the Comptroller of the Currency del Tesoro nelle ultime ore ha chiesto alle banche con oltre 50 miliardi di asset nuovi controlli interni, con la nomina di funzionari indipendenti di risk management, pena sanzioni.
Ma un altro pilastro di Goldman, l’investment banking, ha registrato un incremento delle entrate del 22% a 1,72 miliardi, forte di sottoscrizione azionaria e consulenze. I banchieri della società di Wall Street per eccellenza, inoltre, non possono lamentarsi della performance: il rialzo del titolo Goldman nell’ultimo anno sta portando loro in dote, almeno sulla carta, 600 milioni di dollari in più di bonus. La cifra è stata calcolata dal Wall Street Journal sulla base di titoli e opzioni assegnati un anno fa ai dipendenti nell’ambito di premi in azioni sempre più ricchi, anche per le pressioni delle autorità che li considerano meglio allineati con l’andamento delle società. Guadagni extra sono così possibili per tutte le banche una volta esaminati i dettagli dei pacchetti azionari versati come compenso. Nell’ultimo trimestre Goldman ha intanto stanziato 2,19 miliardi per i compensi 2013, in aumento dell’11% sul 2012. Per l’intero anno, in omaggio a una maggior prudenza, sono stati però pari al 36,9% delle revenue contro il 37,9% precedente.
Citigroup, al contrario di Goldman, ha visto i profitti trimestrali salire a 2,69 miliardi, aiutati da controlli dei costi, rispetto agli 1,2 miliardi del 2012. Allora, però, il bilancio era stato appesantito da oneri legali e di ristrutturazione per 2,3 miliardi. E i nuovi conti hanno deluso: utili pari a 82 centesimi per azione, escluse voci straordinarie, contro i 95 previsti, che hanno spinto il titolo ha perdere oltre il 4 per cento. Le entrate di Citi, da meno di un anno e mezzo guidata da Michael Corbat, sono diminuite dello 0,8% a 17,78 miliardi rivelando passi indietro sia nel reddito fisso, dove le revenue sono scese del 25% a 2,33 miliardi, che nel settore dei mutui. La banca ha invece tratto vantaggio dalla smobilitazione di riserve a fronte di possibili perdite sul credito, pari a 670 milioni rispetto ai 91 milioni di un anno fa. Citi ha inoltre terminato l’anno con profitti per 13,9 miliardi, i più elevati dalla crisi del 2008.

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