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Goldman batte le stime e studia il private banking

Per Goldman Sachs i risultati di bilancio del secondo trimestre sono stati meno negativi di quel che ci si aspettava, ma l’evoluzione strategica della banca non lascia sperare che le cose migliorino in tempi brevi. L’istituto creerà una propria banca privata per concedere prestiti alle aziende e ai clienti più importanti, molti dei quali già investono e conducono affari con Goldman. «Possiamo permetterci di creare una banca privata perché abbiamo i contatti e i conti sono a posto», ha detto Il Ceo Lloyd Blankfein. L’obiettivo è arrivare nei prossimi trimestri a erogare prestiti per 100 miliardi di dollari, contro i 12 miliardi di fine marzo.
a congiuntura resta difficile, ha aggiunto il Cfo David Viniar, la crisi europea «resta motivo di preoccupazione» e Goldman guarda avanti, si mette al riparo, ma lo fa andando all’attacco, con una rivoluzione interna. Una decisione di questo genere è un segnale, come lo è la riduzione dei salari dei broker e dei banchieri dell’istituto, fino ad ora i più pagati della finanza americana (-9% dal 2011 a 2,9 miliardi le spese per i compensi, -33% dal trimestre precedente). A Wall Street la coda della crisi si fa ancora sentire e provoca «un deterioramento delle condizioni di mercato», ha sottolineato Blankfein.
I conti per ora tengono. Nel secondo trimestre l’utile netto è calato dell’11% a 962 milioni di dollari (1,78 dollari per azione) dagli 1,052 miliardi nello stesso periodo dell’anno scorso e dai 2,07 miliardi dei primi tre mesi dell’anno, superando però le previsioni degli analisti (1,16 dollari per azione), con un fatturato di 6,63 miliardi di dollari (-9%, ma meglio dei 6,28 miliardi attesi). Il problema di Goldman resta il fatturato “core” della divisione di investment banking è calato del 17% nel trimestre a 1,2 miliardi di dollari, su un ribasso del 26% a 469 milioni di dollari del giro d’affari generato dalle attività di consulenza finanziaria. Sono invece andati bene gli investimenti a reddito fisso (+37% rispetto all’anno scorso con un giro d’affari di 2,19 miliardi, nonostante il ribasso del 37% dai primi tre mesi del 2012). Il ritorno sul capitale acquisito è stato pari al 5,4% nel secondo trimestre e dell’8,8% nei primi sei mesi dell’anno, i servizi ai clienti istituzionali hanno generato un giro d’affari di 3,89 miliardi di dollari (l’11% in più rispetto al secondo trimestre 2011) e la divisione di investment management ha riportato un fatturato di 1,33 miliardi di dollari (il 5% in più rispetto al 2011 e il 13% in più dal primo trimestre di quest’anno).
Tra gli obiettivi di Goldman resta la riduzione dei costi: entro la fine dell’anno, oltre ai tagli per 1,4 miliardi di dollari già annunciati, saranno operate ulteriori riduzioni per 500 milioni di dollari. Potrebbero essere eliminati «circa 200 posti di lavoro», ha detto Viniar (a fine giugno i dipendenti della banca erano 32.300, il 9% in meno rispetto all’anno scorso). «Ci siamo sempre adattati alle condizioni di mercato e continueremo a farlo in modo efficace», ha detto ancora il Cfo. In questo senso va anche la cessione a State Street del gestore di hedge fund Goldman Sachs Administrations Services per 550 milioni di dollari.

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