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Gm torna in nero con utili record

di Andrea Malan

General Motors torna in nero nel primo anno della sua nuova storia. Il numero uno dell'auto americana ha chiuso il 2010 con un utile netto di 4,7 miliardi di dollari (circa 3,5 miliardi di euro) su un fatturato di 135,6 miliardi; l'Ebit è stato di 7 miliardi. È il primo bilancio in attivo dal 2004 per l'azienda, che a metà 2009 era stata costretta a portare i libri in tribunale e aveva perso 4,4 miliardi di dollari nel periodo dall'uscita dal Chapter 11, nel luglio 2009, e il dicembre dello stesso anno; bisogna risalire al 1999 per trovare un utile così elevato per Gm. I 45mila dipendenti americani del gruppo riceveranno un bonus medio di 4.300 dollari (3.200 per i 3mila addetti di Gm Component Holdings).

Il presidente e ceo Dan Akerson, che guida l'azienda da meno di sei mesi, ha definito il 2010 «un anno nel quale abbiamo costruito le fondamenta. Siamo particolarmente soddisfatti della capacità dimostrata da Gm nel raggiungere una redditività sostenibile con 4 trimestri in utile di fila». Il direttore finanziario Chris Liddell, arrivato l'anno scorso dalla Microsoft, ha aggiunto: «Prevediamo che il primo trimestre sarà un inizio forte». Akerson ha però avvertito che «c'è ancora molto lavoro da fare», in particolare per «rimborsare i debiti e tenere i costi sotto controllo».

Nel quarto trimestre 2010 la casa americana ha registrato un utile di 510 milioni su un fatturato di 36,9 miliardi (era in passivo per 3,5 miliardi un anno prima); i profitti più bassi nell'ultima parte dell'anno erano stati anticipati, e sono legati agli investimenti per il lancio di modelli come le Chevrolet Volt e Cruze; Liddell ha promesso che il risultato del 1° trimestre 2011 sarà superiore. Il free cash flow del settore automotive è stato pari nei dodici mesi a 2,4 miliardi. Per quanto riguarda le aree di attività, il contributo maggiore ai profitti è arrivato l'anno scorso dal Nordamerica (5,7 miliardi di utile di cui 800 milioni nel 4° trimestre): Gm ha potuto sfruttare il netto recupero del mercato statunitense, pur perdendo quote rispetto al 2009 (in realtà la quota è leggermente salita se si considerano i soli 4 marchi rimasti nel gruppo). Nell'ultima parte dell'anno e a gennaio, gli incentivi per stimolare le vendite sono risaliti; Liddell ha assicurato ieri che quest'anno rimarranno allineati alla media del settore.

L'Europa resta l'unica area in rosso: 600 milioni nel questo trimestre e 1,8 miliardi di dollari in un anno, un passivo inferiore ai 3 miliardi di dollari previsti all'inizio del 2010. Akerson ha ribadito ieri l'obiettivo di tornare al pareggio in Europa (esclusi i costi di ristrutturazione) già quest'anno; Gm ha assunto la società di consulenza AlixPartners per accelerare il processo di ristruttuarzione delle controllate Opel e Vauxhall.

General Motors è tornata in Borsa nel novembre del 2010 con uno dei collocamenti maggiori della storia di Wall Street; ieri il titolo è scivolato nel corso della seduta sotto al livello dell'Ipo (33 dollari) per la prima volta dal collocamento. Le prospettive per il 2011 dipendono anche dall'evoluzione dei prezzi delle materie prime, dal petrolio all'acciaio. Una certa tensione «era prevista», ha detto Liddell; ma un eventuale ritorno della benzina ai livelli del 2008 potrebbe mettere a rischio una ripresa che negli scorsi trimestri si è basata soprattutto sui veicoli più grossi.
 

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