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Gm ribadisce il no alle avance Fca

«Siamo impegnati al 100% nel nostro piano strategico. Abbiamo alcune collaborazioni specifiche e crediamo che questa politica continuerà». Dan Ammann, numero due della General Motors, era ieri a Torino per il decimo anniversario del centro di ricerca Gm sui motori diesel (eredità della fallita alleanza con Fiat). Il top manager di Detroit non risponde direttamente alle domande dei giornalisti sulle recenti avance di Fiat Chrysler a Gm, ma ribadisce la linea del numero uno Mary Barra: Gm non è interessata a maxifusioni, né con Fca né con altri. Lo stesso Ammann ha detto di non avere in programma qui a Torino incontri con Sergio Marchionne o John Elkann.
Per quanto riguarda le ipotesi di consolidamento del settore auto, Ammann dice che «la situazione è diversa per le diverse aziende automobilistiche. Noi come Gm stiamo investendo molto su nuovi modelli e nuovi motori, e siamo impegnati al 100% a realizzare i nostri piani. Abbiamo dimensioni significative a livello globale, non ci mancano certo le economie di scala. Abbiamo alcune collaborazioni specifiche con altri costruttori come Ford (cambi automatici), Peugeot (veicoli), Honda (fuel cell); questo tipo di cooperazioni è comune nel settore e credo proseguirà».
Ammann faceva il banchiere alla Morgan Stanley prima di essere assunto da Gm nel 2011; ha dunque un background simile a Marchionne, e ha dato una risposta specifica su uno dei punti più importanti sollevati dal manager Fca, e cioè il fatto che il settore auto non sia stato in grado di ripagare il costo dei capitali investiti. «Noi alla Gm abbiamo fissato un obiettivo del 20% per il ritorno sull’investimento, e nell’ultimo paio d’anni siamo riusciti ad arrivare attorno a questi livelli».
Ieri il titolo Fca ha ripreso a correre (+3,6% a 14,46 euro) dopo la battuta d’arresto della seduta precedente. L’agenzia Bloomberg cita alcuni investitori che concordano con le tesi di Marchionne – come David Herro, gestore dell’Oakmark International Fund, che ha azioni in vari costruttori e anche in Exor (holding di Fca). «Il settore ha bisogno di fusioni e noi lo sosteniamo» dice Herro.
Tornando a Gm, Ammann ha detto ieri che il gruppo «è complessivamente in buona forma». In Europa «Opel è in linea con i piani, e rimane valido l’impegno a riportare le attività europee in attivo il prossimo anno». Opel era sul punto di essere venduta nel 2009. La domanda se all’epoca Ammann – che allora era advisor di Gm – fosse favorevole alla cessione, è rimasta senza risposta. Il manager è arrossito e ha poi ribattuto che «l’azienda ha un grande valore per Gm, come dimostrano gli investimenti che abbiamo fatto in questi anni».
Ammann si mostra prudente sulla congiuntura: «Il mercato Usa è ancora solido, piuttosto stabile. Lo vedremo su questi livelli ancora per un po’». Per quanto riguarda il resto dei mercati, «la Cina ha rallentato ma c’era da aspettarselo. Il mercato è più maturo, la concorrenza cresce, ma la domanda nelle città di terza o quarta fascia rimane forte». Più pessimista sulla Russia, dove «le prospettive per i prossimi anni sono abbastanza difficili». L’Italia? «Abbiamo visto alcuni segni iniziali di una crescita molto modesta».

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