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Gm respinge l’idea di fusione con Fca

General Motors non ci sta a diventare una preda. E ancora una volta, in un secco comunicato diramato alla stampa americana, respinge al mittente le esplicite avance di Sergio Marchionne: «Il nostro management e il board hanno sempre lavorato per massimizzare il valore per gli azionisti. Dopo aver completato un approfondito esame di un possibile merger con la Fca, abbiamo concluso che l’esecuzione della nostra attuale strategia è il miglior modo per creare valore per tutti i soci».
Il botta e risposta a distanza tra Marchionne e Mary Barra, il chief executive di Gm, difficilmente potrà però metter la parola fine alla saga sulle potenziali amziose fusioni e partnership nell’auto su scala internazionale. A mantenere in agenda i consolidamenti sono le stesse performance del settore, anzitutto sul mercato statuntense.
I dati mensili di agosto hanno ieri confermato i picchi raggiunti nelle vendite: in agosto le vendite su base annuale dovrebbero aver raggiunto quota 17,5 milioni e le previsioni, sia di Fca che di Gm, sono che a conti fatti il 2015 si chiuderà comunque con un exploit di 17,3 milioni di vetture vendute. Un fattore che, in un comparto ciclico e tuttora in fase di rilancio e trasformazione dopo la crisi del 2008, potrebbe tener vivi nelle aziende e tra i loro azionisti i preparativi per affrontare da posizioni di forza un futuro dal clima meno propizio e di crescente concorrenza globale, che impone maggior produttività, investimenti e innovazione.
Fiat Chrysler Automobiles ha riportato un nuovo aumento il mese scorso nelle vendite americane, del 2% a 201.672 veicoli, contro un declino invece per Gm dello 0,7 per cento. Ford, il terzo grande produttore di Detroit, ha migliorato le vendite del 5,4 per cento.
Per Fca si è trattato del 65esimo mese consecutivo di incrementi e del miglior agosto dal 2002. Con performance particolarmente brillanti sia nei furgoni pickup che negli SUV e dell’intero marchio Jeep: qui ha messo a segno un record assoluto con un aumento del 18% delle vendite, trainate dai modelli Wrangler, Cherokee, patriot e Compass. Complessivamente otto modelli Fca Us hanno conosciuto nuovi massimi. Tra i modelli Fiat, la neonata Fiat 500X ha riportato aumenti del 7% a 1.029 vetture. Mentre l’insieme delle vetture Fiat è lievitato di un più modesto 1% rispetto all’anno scorso.
Accanto a Fcaanche Ford e Gm (quest’ultima nonostante il calo) sono state premiate dagli SUV e hanno battuto le attese di vendite. Tra le altre grandi case Toyota ha riportato un declino dell’8,8% ma ha sua volta superato le previsioni di una flessione del 10 per cento. Nissan ha registrato cali dello 0,8%, Honda del 6,9%, Volkswagen dell’8,1 per cento. Hyundai ha incassato un record con incrementi del 2,9 per cento.
L’andamento è stato nell’insieme incoraggiante «nonostante l’estrema volatilità delle borse», ha sottolineato Reid Biglald, responsabile delle vendite di Fca Us. «L’economia americana rimane solida anche di fronte alle turbolenze sui mercati finanziari globali» ha aggiunto Yong Yang, chief economist di Ford. «I consumatori si avvantaggiano dei bassi prezzi della benzina, della bassa inflazione e di bassi tassi di interesse».
Con la Jeep che ha accelerato – e storicamente ha visto i natali quale veicolo per le forze armate – è tuttavia l’assalto di Fca a Gm che promette di continuare a riverberare tra operatori di mercato e analisti. La perseveranza di Marchionne fa discutere: «Ha grande determinazione e esperienza nei merger e nelle combinazioni di business», ha indicato la società Evercore ISI evidenziando che il progetto potrebbe trovare ascolto fra gli investitori. Marchionne, in un’intervista al settimanale specializzato Automotive News nel fine settimana, aveva definito insensato non cercare di portare a termine una fusione tra Fca e Gm, sostendendo che potrebbe dar vita a un colosso globale dell’auto forte di profitti operativi da 30 miliardi di dollari. Già in passato, tuttavia, Gm aveva rifiutato di considerare un simile merger, un «no» ora ribadito.

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