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Gm: “No alla fusione con Fca”

La Gm tira dritto. «Siamo concentrati sui nostri progetti », dice il numero uno Daniel Ammann di passaggio a Torino. Ammann fa subito sapere che non sono previsti meeting al Lingotto con i vertici Fca (che peraltro può agevolmente incontrare a Detroit). «Gm non è interessata a grandi fusioni ma solo a intese mirate come ha già detto il nostro ad Mary Barra», spiega Ammann confermando la versione ufficiale già uscita da Detroit. Un no secco alla proposta di matrimonio avanzata indirettamente da Marchionne alla presentazione dei risultati trimestrali a fine aprile. Secondo il New York Times l’ad del Lingotto avrebbe addirittura inviato mail a Barra per proporre la fusione ricevendo una risposta negativa. Ora il presidente di Gm viene in Italia e sembra confermare il suo ad. Anche se l’accenno a possibili «intese mirate» viene letto dalla Borsa come una timida apertura di trattativa tanto che il titolo Fca sale del 3,66. Una cattiveria nei confronti di Fca Ammann la pronuncia quando gli chiedono se condivide l’analisi di Marchionne sul fatto che l’industria dell’auto è poco redditizia per l’eccessiva concorrenza e la sovracapacità produttiva installata: «Il nostro obiettivo è quello di ottenere un ritorno del 20 per cento sul capitale investito. Negli ultimi due anni siamo riusciti ad ottenere questi livelli ». Fca, nonostante la cura Marchionne, è al di sotto di quel livello. La redditività più bassa dei concorrenti in Nordamerica (rispetto al fatturato e non agli investimenti, va precisato) è stato uno dei motivi di discussione in occasione dell’ultima conference call con gli analisti quando Marchionne ha ripetuto che il recupero della differenza di redditività con i concorrenti nordamericani arriverà solo nel 2018, al termine dell’attuale piano prodotti.
Nonostante il rifiuto ufficiale di Gm, che ha anche ricordato, con il suo presidente, come «stiamo lavorando per raggiungere i 10 milioni di auto vendute » (Fca è a metà) qualcosa in realtà si sta muovendo. Perché ieri, intervistati da Bloomberg, alcuni titolari di fondi pensionistici e assicurativi, alcuni di questi soci di Gm, hanno cominciato a seguire il filo di ragionamento dell’ad del Lingotto. Una fusione che aumenti la redditività degli investimenti nel medio periodo avrebbe come conseguenza una aumento delle garanzie assicurative e dei fondi per l’assistenza ai pensionati. E’ possibile che proprio tra gli azionisti della più grande delle big three gli uomini di Marchionne riescano a trovare quella massa critica di favorevoli alla fusione che possa far cambiare idea a barra e al presidente Ammann. Per ora rimane il fatto curioso che vuole Ammann a Torino, nella sua prima visita italiana perché, come ha sottolinea il presidente del Piemonte, Sergio Chiamparino, «Gm è il secondo produttore di Torino ». La società occupa 600 ingegneri impegnati a progettare motori diesel e ha promesso una nuova espansione in quella che un tempo era la città della Fiat.
Marchionne avrà domani la possibilità di rispondere a Gm. L’ad sarà a Melfi ad accompagnare Matteo Renzi nel suo giro pre elettorale in cui visita l’Italia che ha saputo riprendersi dalla crisi. Una visita simbolica, come fu simbolica quella di Mario Monti nello stabilimento lucano nel dicembre 2012 quando, poche ore prima di annunciare le dimissioni in vista del voto dell’aprile successivo, ottenne dai vertici Fiat l’endorsement per «un’agenda di governo che mostra coraggio chiarezza e lungimiranza».
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