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Gm esce dall’azionariato di Psa

Colpo di scena nel mondo dell’auto. Nel tardo pomeriggio di ieri General Motors ha annunciato la cessione del 7% di Psa (Peugeot Citroën) che aveva acquisito nel marzo 2012 (per circa 310 milioni di euro) in occasione di un aumento di capitale (da 1 miliardo) e in coincidenza con la firma di un’alleanza tra il costruttore americano e quello francese. Secondo gli analisti la vendita – realizzata mediante un collocamento privato presso investitori istituzionali – dovrebbe fruttare circa 240 milioni e l’operazione dovrebbe quindi chiudersi con una perdita. Non importante in assoluto ma certo significativa in termini relativi (anche se Gm aveva già svalutato la quota nel bilancio 2012).
«L’investimento – spiegato in un comunicato il numero due di Gm Steve Girsky – era destinato a sostenere Psa in quel momento e ora non è più necessario. La decisione non ha conseguenze sulla partnership industriale, che rimane solida e focalizzata sui programmi comuni di sviluppo di veicoli, di produzioni incrociate, di acquisti e logistica. Al riguardo stiamo facendo progressi, pur restando aperti a nuove opportunità».
Al quartier generale di Psa, dove la notizia è arrivata con le agenzie di stampa, hanno detto che il gruppo «era al corrente della decisione di Gm, pur non conoscendo il timing dell’operazione». E hanno cercato di dare l’impressione che non ci sia nulla di strano: «Nel marzo del 2012 c’era un aumento di capitale e l’annuncio di un’alleanza strategica. Era normale che Gm diventasse anche un azionista importante, il secondo dopo la famiglia Peugeot. C’era bisogno di mandare un segnale forte. Ora questa partecipazione non serve più. E dal punto di vista strettamente finanziario è logico che Gm venda alla vigilia dell’ingresso di un nuovo azionista e di un aumento di capitale che diluirà le quote degli attuali soci. Ma non c’è alcun impatto sull’alleanza industriale».
Poche ore prima dell’annuncio di Gm, Psa aveva infatti diffuso ben tre comunicati. Il primo per confermare ufficialmente l’esistenza di un progetto di aumento di capitale e il negoziato in corso con i cinesi di Dongfeng. Il secondo per fare il punto sui programmi con Gm. E il terzo per spiegare che sui conti 2013 peseranno svalutazioni per 1,1 miliardi, dovute all’effetto cambi e all’andamento negativo sui mercati russo e dell’America latina. Comunicazioni alle quali il mercato ha reagito malissimo: il titolo Peugeot è stato il peggiore ieri in Borsa, con una caduta del 7,6% (ma è arrivato a perdere più del 10%) a 10,6 euro.
Sorprendente è il fatto che nella seconda nota, Psa sottolineava la revisione di alcune clausole dell’intesa con Gm, in particolare quella che consentiva al costruttore americano di chiudere l’alleanza in caso di ingresso nel capitale del gruppo francese, con una quota importante, di un altro azionista. Nella nuova versione, stando al comunicato Psa, Gm avrebbe invece votato a favore dell’operazione, sempre che il nuovo azionista fosse disposto a sostenere l’alleanza. Un voto al quale Gm, come si è saputo poche ore dopo, non parteciperà più.
Ora tutti si interrogano, ovviamente, sul futuro di Psa e della partnership con gli americani. Quanto al primo sembra ormai scontato che l’aumento di capitale, nell’ordine dei 3,5 miliardi, servirà a fare entrare Dongfeng e probabilmente lo Stato (con quote di circa il 20%) con la perdita del controllo della famiglia Peugeot. Sul secondo punto rimangono molte incertezze. Quella che era stata presentata come una grande alleanza mondiale ha infatti via via perso alcuni pezzi. Se quindi la vettura post Zafira verrà prodotta nell’impianto Psa di Sochaux e la C3 Picasso in quello Opel di Saragozza, se la cooperazione nei motori si estenderà al diesel e se alla fine dovrebbero essere ben 700mila le vetture prodotte in comune, la partnership sarà limitata all’Europa e le sinergie passeranno da 2 miliardi di collaria partire dal 2016, come inizialmente previsto, a 1,2 miliardi dal 2018.

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