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Gli utili di Piazza Affari ai livelli pre-crisi

Gli utili di Piazza Affari tornano ai livelli pre-crisi. Il primo semestre del 2017 si è chiuso infatti con 23 miliardi di euro di profitti netti aggregati come non accadeva dal primo semestre del 2008. Prima cioè che il collasso della banca americana Lehman Brothers, a settembre dello stesso anno, desse il via alla crisi finanziaria globale.Il dato emerge da un’elaborazione che Il Sole 24 Ore ha fatto sui conti delle società dell’indice Ftse Mib censiti dalla banca dati S&P Market Intelligence dal 2008 ad oggi.
Le poste straordinarie
Gli utili aggregati delle società a maggior capitalizzazione del listino milanese sono stati particolarmente elevati anche per via di alcune poste straordinarie nei bilanci di due banche: Intesa Sanpaolo e Banco Bpm. Il risultato netto del primo istituto di credito italiano, pari a ben 5 miliardi e 238 milioni di euro, ha risentito positivamente del contributo pubblico di 3,5 miliardi riconosciuto dallo Stato nell’ambito dell’acquisizione di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, a compensazione degli impatti sui coefficienti patrimoniali. Anche Banco Popolare-Bpm ha comunicato risultati anomali visto che l’utile è stato pari a 3 miliardi e 191 milioni di euro. Anche in questo caso per via di poste straordinarie legate alla fusione tra i due istituti. L’operazione è stata un matrimonio tra pari ma formalmente è stato il Banco Popolare a rilevare la Bpm. La cifra che è stata pagata, pari a un miliardo e 548 milioni di euro, è risultata tuttavia di molto inferiore al valore reale degli attivi e passivi di Bpm che, dopo una successiva verifica, è stato portato a 4.624 milioni. La differenza tra i due valori ha portato a una posta straordinaria positiva (in gergo “badwill”) di oltre 3 miliardi che ha gonfiato l’ultima riga del conto economico al netto della quale l’utile sarebbe stato di soli 94,2 milioni.
Le poste straordinarie in ogni caso non pregiudicano il risultato. Anche al netto di questi 6,5 miliardi in più il monte utili di Piazza Affari, che scenderebbe a 16,5 miliardi, risulta il migliore dal 2008. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso la crescita è stata del 64,4 per cento e il dato è superiore di circa due miliardi alle stime di consensus.
La dote di energia e finanza
Il contributo del settore finanziario, che da solo vale il 37% della capitalizzazione del listino, è stato determinante. La dote di utili in arrivo da banche e assicurazioni è stata di oltre 16 miliardi di euro. Il 70% del totale. Anche al netto delle poste straordinarie la quota di utili riferita al comparto finanziario, pari al 57%, è stata determinante. Un cambio di rotta rispetto al passato segnato dalle maxi svalutazioni delle banche sui crediti deteriorati. Una pulizia di bilancio costata oltre 42 miliardi di euro in termini di perdite cumulate tra il 2011 e il 2016.
Notizie positive sono arrivate anche da un altro settore di peso: l’energia. Gli utili semestrali aggregati del settore sono stati pari a un miliardo e 600 milioni di euro. Anche in questo caso si tratta di un cambio di passo dopo un biennio 2015-2016 pesantissimo segnato dal crollo dei prezzi del greggio che è costato oltre 11 miliardi di euro di perdite nel biennio.
Le attese degli analisti
La prima metà dell’anno è andata molto bene e le attese degli analisti per la seconda metà dell’anno sono altrettanto buone. Le stime di consensus della banca dati S&P Market Intelligence indicano un monte utili alla fine dell’anno pari a 41,7 miliardi di euro. Se le blue chip di Piazza Affari saranno all’altezza delle aspettative il 2017 potrebbe rivelarsi il miglior anno dall’inizio della crisi per la Borsa di Milano.
Anche alla luce di questi risultati si inquadra la performance dell’indice Ftse Mib che, da inizio anno, ha guadagnato il 18% doppiando il paniere europeo Stoxx 600 che è salito dell’8 per cento. Rispetto a un anno fa il paniere delle blue chip ha guadagnato il 40% sovraperformance sia l’indice europeo (+13,6%) che l’indice Msci World (+16%) che monitora il mercato azionario mondiale. Il contributo del settore bancario è stato determinante. L’indice di comparto da inizio anno ha guadagnato il 41% e addirittura il 72% rispetto a un anno fa. Nonostante questa performance e nonostante gli utili siano tornati ai livelli pre-crisi l’indice Ftse Mib resta ancora nettamente distante dai livelli pre-crisi. Se l’indice delle Borse mondiali Msci World ha recuperato le perdite della crisi e risulta in rialzo del 20% rispetto ai livelli di 10 anni fa il Ftse Mib è ancora sotto del 43 per cento. Il saldo dell’indice bancario è negativo addirittura dell’80 per cento. La strada per il recupero è ancora molto lunga.

Andrea Franceschi

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