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Gli Usa trainano l’M&A globale

di Mara Monti

La corsa all'M&A sta risvegliando i mercati finanziari, mettendo sul piatto accordi miliardari. È il caso della Berkshire Hathaway, la holding che fa capo a Warren Buffett che ha raggiunto un accordo per acquistare i lubrificanti Lubrizol per 9 miliardi di dollari in contanti. In cima alla lista resta la recente acquisizione di AT&T per 39 miliardi di dollari per rilevare T–Mobile dalla Deutsche Telecom, passando per il risiko delle Borse con Deutsche Börse e New York Stock Exchange, simbolo di Wall Street, che insieme daranno vita alla maggiore Borsa del mondo.

Gli Usa le nuove tigri

Dall'inizio dell'anno – secondo i dati di Thomson Reuters – le operazioni di merger and acquisition hanno toccato 717 miliardi di dollari, aumentate in valore del 58% rispetto al primo trimestre del 2010, l'incremento più forte dal 2007, prima dello scoppio della crisi finanziaria quando nello stesso periodo si erano registrate operazioni per 957 miliardi di dollari. Da allora i valori sono crollati fino al minimo di 445 miliardi nel secondo trimestre del 2009. Bisognerà aspettare la fine del 2010 quando nell'ultimo trimestre si è toccato il massimo degli ultimi due anni con deal per 758 miliardi di dollari.

I mercati americani continuano a guidare la corsa al ritmo di crescita del 117% (352 miliardi di dollari da 168 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2010) rappresentando il 49% delle operazioni, più dinamici rispetto ad un anno fa quando la quota si fermava al 36 per cento. L'Europa è dietro con il 25% dei deal conclusi nel primo trimestre (180 miliardi di dollari da 109 miliardi), una quota comunque raddoppiata rispetto ai 12 mesi precedenti

Tra gli advisor, Morgan Stanley guida la classifica mondiale di Thomson davanti a JP Morgan e Bank of America, superando Goldman Sachs che ha dovuto cedere lo scettro dopo essere stata leader nel primo trimestre del 2010. Negli Usa la classifica degli advisor è guidata da JP Morgan, in Europa da Credit Suisse e in Asia da Goldman Sachs.

Frenano gli emergenti

L'Asia si ferma a 89 miliardi di dollari vedendo incrementare i suoi deal del 25% pari ad una quota dell'M&A mondiale del 13 per cento. Frenano invece gli emergenti con operazioni per 65 miliardi di dollari (9%), rappresentando il trimestre più asfittico dal 2009. La Cina è il paese dello shopping più vivace con il 24% delle operazioni concluse, seguono Russia e Messico con il 12% e il 10 per cento.

Gli energetici i più attivi

Il settore energetico, per il secondo trimestre, guida i deal con operazioni concluse per 131 miliardi di dollari nel primo trimestre, in crescita del 17% rispetto allo stesso periodo del 2010. Gli Stati Uniti continuano a catalizzare il maggior numero di operazioni, il 42% del totale pari ad un controvalore di 55,1 miliardi di dollari, ammontare che include la terza più consistente transazione del periodo, quella su Progress Energy da parte di Duke Energy per 26 miliardi di dollari. I finanziari continuano ad essere ben intonati totalizzando 128 miliardi di dollari di operazioni dall'inizio del 2011, in ripresa del 77% dal primo trimestre del 2010, con gli Usa terreno di conquista, contabilizzando il 61% delle attività. Il settore delle materie prime rappresenta il 13% dei deal a livello mondiale, avendo toccato 91 miliardi di dollari nel corso del trimestre, mentre l'industriale è salito del 65% a 63,6 miliardi di dollari, con il 54% delle operazioni concentrate in Europa per 34 miliardi di dollari.

Il private equity ai massimi

Il private equity ha finanziato operazioni di M&A per 43 miliardi di dollari, il 52% in più rispetto al primo trimestre del 2010. In controtendenza l'Europa dove il private equity ha concluso deal per 11 miliardi in calo del 45% rispetto all'ultimo trimestre del 2010, mentre il leverage buyout continua ad essere attivo negli Usa dove finanzia il 60% dei deal americani.

 

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