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Gli Usa: “Ci aspettiamo un governo stabile”

BERLINO — Viene da Washington il segnale più diretto, a poche ore dall’arrivo del Segretario di Stato John Kerry a Roma: «Non vediamo l’ora che si formi una nuova coalizione di governo, per lavorare con l’Italia in maniera stabile», ha ammonito un portavoce del Department of State. Nelle stesse ore, a Berlino, proprio Kerry aveva un consulto d’emergenza con Angela Merkel. E l’esortazione urgente a formare presto un governo forte e stabile, deciso a lavorare per l’Europa, veniva anche da Germania e Francia. Mentre il Paese più debole tra i big dell’eurozona, la Spagna, lanciava l’allarme: «Le elezioni italiane sono un salto nel buio che non promette nulla di buono per nessuno, né per l’Italia né per l’Europa », avvertiva il ministro degli Esteri Garcia Margallo.
L’atmosfera di allarme globale che le elezioni italiane hanno creato è questa: Roma si muova, almeno tenti di dissipare un’incertezza che pesa sull’euro e sull’economia mondiale. Con i peggiori timori sul futuro espressi da Peer Steinbrueck, lo sfidante socialdemocratico (Spd) che affronterà Merkel al voto di settembre: «E’ inquietante che abbiano vinto due clown populisti, Grillo e Berlusconi, clown con un alto livello di testosterone ». La preoccupazione — pesante per gli establishment, incoraggiante per populisti e destre radicali come la francese Marine le Pen, leader del Front National — è espressa con forza da Parigi: il voto italiano esprime un no alla politica di austerità, rigore e consolidamento dei bilanci proposta dalla Germania e fatta propria dall’Unione europea e dalla Bce. «E’ ora che l’Europa ascolti», dice la pasionaria dell’ultradestra parigina nostalgica dei collaborazionisti Pétain e Laval.
Il timore dell’Eliseo è tale da spingerlo a parlare più che mai in sintonia con la Germania: urge un esecutivo che funzioni a Roma, per salvare il futuro dell’Europa.
«L’Italia in qualche modo troverà la sua strada», ha anche detto ieri pomeriggio la cancelliera federale Angela Merkel. Negando — col coraggio della verità ufficiale davanti alla realtà — che i risultati elettorali italiani segnalino una protesta contro le politiche di austerità. Ma «trovare la strada» non vuol dire necessariamente salvare se stessi né l’euro. Ben più allarmato, dopo il consulto con John Kerry è stato il ministro degli Esteri, Guido Westerwelle: «L’Italia è un paese chiave dell’eurozona e dell’Europa», ha sottolineato, aggiungendo: «Chiediamo all’Italia di proseguire con le riforme, nonostante lo stallo uscito dalle elezioni, a Roma sanno che l’Italia ha ancora bisogno di una politica di riforme e consolidamento del bilancio, auspico che un nuovo governo sia formato al più presto ».
L’Italia ha un ruolo centrale, insiste Westerwelle. Saprà giocarlo o no? Questo interrogativo allarma l’occidente intero. Il monito più duro veniva ieri sera da le Monde,  il media francese più vicino all’establishment: «L’Italia anti-rigore allarma l’Europa», e contro le radici dell’allarme né Europa né Usa, né Merkel, né Hollande né Obama hanno una risposta pronta.

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