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Gli Usa all’Europa: fate di più per crescere

«L’Europa farà la sua parte» assicura il nuovo commissario europeo Jyrki Katainen. E dovrà mettercela tutta per stare al passo del resto dei paesi del G20, che sono i più ricchi del mondo e che ieri a Cairns, nella riunione tra i rispettivi ministri dell’Economia e delle Finanze e dei governatori delle banche centrali, hanno deciso di mantenere fermo l’obiettivo di una crescita globale aggiuntiva del 2% entro il 2018. Le iniziative programmate a sostegno dello sviluppo, circa 1.000 nel totale, dovrebbero assicurare un aumento del Pil, Prodotto interno lordo, dell’1,8% per cui bisognerà immaginare un rafforzamento dell’impegno. Anche perché, seppure la situazione dell’economia sia migliorata in molte aree chiave del pianeta – certamente non in Europa che arranca – i rischi al ribasso persistono, anche a causa delle tensioni geopolitiche, e persiste anche la disoccupazione. «Abbiamo bisogno di una crescita forte, sostenibile e bilanciata e di un settore finanziario robusto per salvaguardare le nostre economie dai rischi e per dare lavoro alla gente», rileva il comunicato del G20 mentre il segretario al Tesoro Usa, Jack Lew, ripete che è l’Europa, in particolare, a dover fare di più «per portare la sua economia dove dovrebbe essere». E dovrà farlo affiancando alle riforme strutturali che hanno effetto a lungo termine, iniziative di stimolo per sostenere la domanda a breve termine, insiste Lew citando l’esperienza degli Stati Uniti ma che su questo terreno sabato è stato respinto dal ministro tedesco, Wolfgang Schaeuble. «L’Europa farà la sua parte», dice appunto Katainen e Christine Lagarde, direttore generale del Fondo monetario internazionale sottolinea la necessità di creare lavoro. Perché il mondo ha ripreso a crescere ma il problema della disoccupazione continua ad essere grave e a non trovare soluzione. 
«Dal G20 è emersa la consapevolezza che l’economia globale rischia di frenare. E’ importante che ogni paese adotti una strategia per la crescita con un mix di strumenti specifico adatto» afferma il ministro dell’Economia italiano, Pier Carlo Padoan che spiega come l’Italia abbia identificato il suo percorso «mettendo in cima all’agenda le riforme strutturali indispensabili per migliorare la competitività, l’attrattività e il clima economico: regole più semplici sul lavoro, amministrazione pubblica più efficace, giustizia civile più celere».
Al tempo stesso il governo – aggiunge – «ha messo in cantiere le riforme istituzionali destinate a migliorare la governance del paese per i prossimi decenni». Ma è su un altro punto del comunicato del G20 che il ministro si vuole soffermare: quello che annuncia l’accordo e l’avvio (sarà in realtà il vertice dei capi di Stato e di governo del G20 in programma a Brisbane, sempre in Australia a metà novembre a dover prendere le decisioni) da parte di tutti i paesi rappresentati a Cairns dell’accordo sullo standard globale per lo scambio automatico delle informazioni fiscali che entro il 2018 dovrebbe portare, con l’adozione di una serie di iniziative di armonizzazione e di controlli tributari studiate dall’Ocse, ad eliminare il fenomeno dell’elusione fiscale da parte delle grandi multinazionali, come Google o Apple o Amazon, che non pagano le tasse sui profitti dove li producono ma dove le norme sono più favorevoli. «Lo scambio automatico di informazioni è un esempio di riforma strutturale su scala internazionale: nuove regole che cambiano i comportamenti e producono risultati tangibili» osserva ancora Padoan.
A Brisbane il G20 dei leaders dovrà esaminare e dare un primo via libera anche alle nuove regole, proposte dal Financial stability board , per alzare i parametri di capitale delle banche più significative, quelle too big to fail , troppo grandi per fallire.
Il comunicato del G20 dà indicazioni anche alla politica monetaria che «dovrebbe affrontare, in modo tempestivo, le pressioni deflazionistiche, dove necessario, in linea col mandato delle banche centrali». Ma soprattutto si occupa dei rischi crescenti nel mercato finanziario causati dai bassi tassi di interesse e dalla bassa volatilità dei prezzi, Sarebbero quei timori di possibili bolle immobiliari, evocati sabato dal ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble per mettere in guardia da una politica monetaria troppo accomodante ma anche per mettersi di traverso rispetto alla posizione prevalente in Europa e soprattutto rispetto alla stessa Bce. «Siamo consapevoli dei potenziali, eccessivi rischi a causa della situazione di bassi interessi e bassa volatilità dei prezzi» affermano i ministri e i governatori dei 20 paesi assicurando un monitoraggio costante.
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