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Gli svizzeri di Six: con la Borsa di Milano vogliamo creare un campione europeo

Terzo gruppo borsistico europeo per fatturato e settimo a livello globale. Gestisce Bolsas y Mercados Españoles (Bme), la Borsa di Madrid acquistata nel giugno scorso, l’attività tedesca di servizi di liquidazione Swiss Euro Clearing Bank, il listino di Zurigo. E ora Six è nella partita per Borsa Italiana. A contendersi le attività milanesi, oltre al gruppo guidato dal ceo Jos Dijsselhof, anche la cordata Euronext, Cassa depositi e prestiti e Intesa Sanpaolo, e Deutsche Börse. E ora che si è chiusa la deadline per la presentazione a London Stock Exchange delle offerte non vincolanti — termine ultimo il 14 settembre — si iniziano a scoprire le carte sul tavolo. Gli svizzeri di Six sono intenzionati a portarsi a casa Borsa Italiana e Mts, il mercato dei titoli di Stato su cui viaggiano 17 debiti nazionali, e secondo rumors di stampa avrebbero presentato a Londra l’offerta più generosa (voci mai smentite). Oltre alla cifra, la partita si gioca su autonomia, innovazione e governance.

Ma andiamo con ordine. Perché Six è interessata al listino milanese? A rispondere è il ceo Jos Dijsselhof: «Da tempo ammiriamo Borsa Italiana per i suoi risultati, per le sue imprese, per la leadership innovativa delle proprie piattaforme e per il talento del management e dei professionisti. Crediamo nel potenziale a lungo termine dell’Italia». Six vede l’acquisizione di Piazza Affari come il «passo successivo per creare un campione europeo con dimensione globale e forte focalizzazione in ogni Paese in cui è presente».

Ha un progetto di crescita che si basa su investimenti, diretti principalmente all’evoluzione digitale – come ha già realizzato in Spagna – ma non solo. Per Dijsselhof le pmi italiane non sfruttano a sufficienza i mercati dei capitali: «Vediamo grandi possibilità per gli investitori internazionali e svizzeri di rafforzare la loro presenza in Italia, aumentando la liquidità del mercato e di conseguenza l’accessibilità ai capitali per le pmi, così da favorire la loro crescita e lo sviluppo».

Il gruppo svizzero si basa su un modello di «congregazione federativa», con cui vuole preservare l’indipendenza e l’identità dei componenti. È quanto accaduto con Madrid, che continua a operare con il suo marchio e a servire il mercato nazionale, beneficiando però di nuovi investimenti e servizi. «Le regole di governance proteggono gli interessi spagnoli — spiega Dijsselhof —, in quanto ci siamo impegnati nei confronti del governo con un accordo con le Istituzioni spagnole». E lo stesso accadrebbe con Milano: «Siamo aperti a progettare un sistema di governance e impegni che tengano conto degli interessi specifici del governo italiano e dell’intero sistema — dice il ceo —. Il gruppo manterrebbe Borsa Italiana come entità a sé stante, sviluppando ecosistemi locali indipendenti e facendo leva sulla creazione di centri di eccellenza a livello italiano, ma con ambizioni globali e mira a preservare la governance, il management, il personale, la sede centrale, gli uffici, le attività commerciali e il marchio di Borsa Italiana». Come accaduto con Madrid, Six si dice «fortemente favorevole all’inserimento di un partner italiano nella futura costituzione». Nonostante il gruppo sia in grado di completare l’operazione da solo, «siamo estremamente aperti a discutere un’importante partecipazione di soggetti italiani a livello di Borsa Italiana e/o di Mts per rafforzare i nostri impegni verso il Paese e, come nel caso della nostra partnership a lungo termine con Bme, invitare i rappresentanti degli interessi italiani a far parte del Consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo di Six».

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