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Gli studi tornano ad assumere

Gli studi professionali investono sulla ripresa e sulle risorse umane. Nei primi sei mesi di quest’anno quasi 8mila lavoratori, tra impiegati e apprendisti, hanno trovato un impiego presso gli studi di avvocati, notai, commercialisti, medici, dentisti, architetti e ingegneri. Tra gennaio e giugno 2013, infatti, sono stati assunti 26.287 impiegati e 4.313 apprendisti. Nello stesso periodo, i rapporti di lavoro cessati sono stati 20.492 tra gli impiegati e 2.170 tra gli apprendisti. Il saldo complessivo, tra nuovi assunti e posizioni lavorative cessate, resta positivo e si attesta intorno a 8mila assunzioni, superiore rispetto ai 6.532 neoassunti di tutto il 2012.
I dati sono stati resi noti da Confprofessioni, la Confederazione italiana libere professioni, che ha incrociato i dati Inps sulle posizioni lavorative attive e le cessazioni nel periodo 1° gennaio – 30 giugno 2013. Lo spaccato relativo agli studi professionali è in controtendenza rispetto all’andamento generale dell’occupazione. «Il dato – commenta Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni, la Confederazione italiana libere professioni – giustifica un po’ di ottimismo. Ci auguriamo che gli studi siano un indicatore di dinamiche più generali nei prossimi mesi. Probabilmente – sottolinea Stella – gli studi, caratterizzati dalle piccole dimensioni, hanno più flessibilità nelle decisioni e possono più facilmente pianificare le risorse finanziarie, anche con la programmazione delle assunzioni, in modo da coprire il turn over ma anche per rinforzare le strutture».
Le assunzioni sono collegate, per la maggior parte, a “contratti ordinari” (5.795), ma buone notizie arrivano anche per l’apprendistato dove le nuove leve sono 4.313 a fronte di 2.170 uscite.
La mappa delineata da Confprofessioni mette tra parentesi anche un altro luogo comune: che cioè il Sud sia sempre fanalino di coda nei processi virtuosi. Commenta Stella: «Il Nord si conferma come principale volano dell’occupazione per gli studi, con quasi 5mila assunzioni, al netto delle posizioni cessate, le regioni del Sud sono certamente le più dinamiche, con quasi 2mila nuovi posti di lavoro creati. Un dato che supera le regioni del Centro, dove il saldo occupazionale si attesta intorno a 1.600 unità».
Se si vanno ad analizzare i dati in base al settore di attività si evidenziano alcune conferme: gli studi che stanno maggiormente rinforzando gli staff sono quelli dell’area economico-amministrativa – commercialisti, consulenti del lavoro e studi di consulenza amministrativo-gestionale –; le assunzioni, in questo segmento, sono 2.053. Commercialisti e consulenti sopravanzano anche i medici e gli odontoiatri. La crisi ha, naturalmente, avuto conseguenze anche sui servizi collegati alla salute poiché molte persone hanno ristretto anche in questo campo la spesa. Il dato delle assunzioni può essere sintomatico di processi di riorganizzazione delle strutture. Studi legali e studi notarili faticano invece a tenere il passo con il turn over ma è interessante notare che un saldo positivo si verifica al Sud e solo parzialmente al Nord. Infine, i dati certificano che le difficoltà persistono nell’area delle professioni tecniche: i posti persi, dall’inizio dell’anno, superano il centinaio.

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