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Gli studi rafforzano il livello di guardia sull’antiriciclaggio

di Sergio Pellegrino e Giovanni Valcarenghi

Con la manovra Monti è stato nuovamente abbassato il limite all'utilizzazione del contante individuato dalla normativa antiriciclaggio, ma sono molteplici gli aspetti della disciplina cui devono fare attenzione i professionisti, tenendo conto dei rilevanti profili sanzionatori, anche di natura penale, collegati alla sua inosservanza.
Gli adempimenti imposti ai professionisti dal Dlgs 231/2007 sono tornati di grande attualità alla luce degli specifici controlli della Guardia di finanza nei confronti di dottori commercialisti ed esperti contabili, avvocati, notai e consulenti del lavoro, così come previsto dal Piano d'azione 2011. I controlli, finalizzati a verificare la corretta organizzazione dello studio professionale in relazione agli adempimenti antiriciclaggio, si aggiungono a quelli che derivano da segnalazioni o indagini specifiche, quali:
– segnalazioni effettuate al l'Uif da banche, professionisti o altri soggetti obbligati, per operazioni e/o prestazioni richieste da un cliente dello studio ritenute a rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo;
– indagini del Nucleo speciale di polizia valutaria della Gdf nei confronti di un cliente dello studio, allo scopo di acquisire informazioni in possesso del professionista ed eventualmente utili ai fini investigativi;
– ipotesi di omessa segnalazione da parte di un professionista per operazioni e prestazioni fornite nei confronti di un cliente già oggetto di indagini da parte del Nucleo speciale di polizia valutaria;
– indagini del Nucleo speciale di polizia valutaria sull'utilizzo del contante da parte di un cliente dello studio, su segnalazione di istituti di credito o a seguito di verifiche fiscali.
Nel momento in cui si affronta la normativa antiriciclaggio, anche ai fini di strutturare l'organizzazione di studio, vanno tenuti presenti gli obblighi fondamentali che il professionista è chiamato ad assolvere:
eistituzione del registro antiriciclaggio: cartaceo o su supporto informatico, deve essere costantemente aggiornato;
radeguata verifica della clientela: valutazione del rischio associato al tipo di cliente acquisito e di prestazione professionale; l'obbligo può essere assolto con modalità ordinarie, semplificate o rafforzate;
tidentificazione del titolare effettivo: il titolare effettivo deve essere identificato nello stesso momento in cui viene identificato il cliente che ha l'obbligo di fornire, in forma scritta e sotto la propria responsabilità, tutte le informazioni necessarie a tal fine;
usegnalazione delle operazioni sospette: le segnalazioni al l'Uif, che dal 16 maggio scorso devono essere effettuate telematicamente tramite il portale della Banca d'Italia, si basano sugli indicatori di anomalia fissati dal Dm Giustizia del 16 aprile 2010;
icomunicazione dell'infrazione sull'utilizzo del contante: i professionisti sono tenuti a effettuare un costante controllo sul rispetto delle regole sull'utilizzo da parte dei loro clienti di denaro contante e mezzi di pagamento equivalenti e a segnalare eventuali comportamenti "anomali".
Se il professionista non è in grado di rispettare il contenuto dell'obbligo di adeguata verifica della clientela, deve astenersi dall'eseguire la prestazione professionale o porre fine alle prestazioni già in corso. Non solo, le valutazioni effettuate da parte del professionista dovranno avere evidenza in "carte di lavoro" che dimostrino la correttezza del l'analisi compiuta.
Una problematica rilevante è quella dell'utilizzabilità delle informazioni acquisite in ambito antiriciclaggio per effettuare accertamenti fiscali nei confronti dei soggetti interessati.
Nelle istruzioni operative, la Guardia di finanza ha precisato che il Nucleo speciale di polizia valutaria deve comunicare al reparto territorialmente competente le notizie e gli elementi che acquisisce durante la propria attività. La segnalazione costituisce un input informativo su cui si concentrano eventuali successive attività d'indagini di tipo fiscale: le informazioni contenute in una segnalazione di operazioni sospette non formeranno quindi direttamente oggetto di una contestazione fiscale, quanto piuttosto rappresenteranno la fonte di innesco, a seguito di ulteriori approfondimenti effettuati ai sensi della normativa tributaria, di un successivo controllo.

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