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Gli studi di settore inaccessibili

Gli studi di settore sono inaccessibili. Off limit per i contribuenti, infatti, i dati relativi al campione di riferimento che ne determina la base su cui costruire lo studio e su cui far partire l’accertamento. Agenzia delle entrate, Ministero dell’economia e Sose, società per gli studi di settore hanno risposto tutte e tre picche alle richieste di un contribuente di entrare in possesso dei dati che sono alla base della costruzione degli studi di settore. Il motivo della richiesta è quello di potersi difendere da un accertamento fondato sugli studi di settore che attribuisce al contribuente un applicazione inesatta dello studio. «Lo studio di settore che mi hanno applicato», ripete a ItaliaOggi Vincenzo Freni, «è completamente sbagliato per la mia attività, la mia attività è diversa da quella dello studio che dicono di prendere a riferimento». E come se, in soldoni, a un’impresa che vende cipolle avessero fatto un accertamento basato sui dati di una impresa che vende aglio. Da lì è partita la richiesta di Freni che, sulla base della legge 241 sul procedimento amministrativo, ha richiesto l’accesso agli atti.

La prima richiesta è stata inviata alla direzione provinciale dell’Agenzia delle entrate competente. Il capo ufficio controlli ha risposto dicendo di non essere in possesso dei dati richiesti dal contribuente e di non avere l’accesso dei documenti di cui si trattava. Questi dati, spiega l’Agenzia delle entrate locale, sono relativi a un procedimento che conduce all’emanazione di un decreto di approvazione dello studio di settore di cui sono competenti altre strutture. Rivolgersi altrove dunque. Freni non si perde d’animo e indirizza la richiesta alle sedi centrali competenti: Sose, e nuovamente all’Agenzia delle entrate. La prima risponde che il proprietario dei dati è l’agenzia delle entrate e quindi, anche in questo caso la risposta è: rivolgersi altrove. Non va meglio con l’Agenzia che rinvia, nuovamente, al ministero dell’economia.

A giugno risponde anche il dipartimento delle finanze. E anche in questo caso la risposta è un rifiuto: i dati che richiede il contribuente sono dati diretti all’emanazione degli atti normativi e pertanto non trova applicazione il diritto d’accesso. Non solo. La richiesta di acquisire atti inerenti al procedimento di elaborazione dello studio di settore e dei soggetti che vi hanno preso parte è considerata dal dipartimento, come esercizio di controllo generalizzato sull’attività dell’amministrazione, anche in questo caso vietato espressamente dalla legge 241. Ma di più. Per il ministero, la richiesta della denominazione o ragione sociale dei contribuenti, presi a campione di riferimento dello studio in esame, si rivolge a documenti che non esistono e che «incorporano materialmente le informazioni richieste poiché la predisposizione degli stessi non è prevista nell’ambito del procedimento oggetto di accesso». Intanto il contenzioso con l’Agenzia delle entrate non si ferma. L’accertamento da un valore iniziale di centinaia di migliaia di euro è stato ridotto dalla commissione tributaria regionale in circa 3.000 euro, continuando ad applicare, però, una evoluzione dello studio di settore che è rigettato ab origine dal contribuente. Resta l’amaro per le risposte ricevute da alcuni dipendenti dell’agenzia delle entrate che, di fronte alle contestazioni, lo hanno invitato a lasciare l’Italia e a una lettera aperta inviata ad Attilio Befera, direttore dell’agenzia, in attesa di risposta di ricevimento dalla posta elettronica certificata.

Per Claudio Carpentieri, responsabile fiscale della Cna, uno che segue da vicino i processi di formazione degli studi di settore: « I contribuenti devono avere la possibilità di capire se il gruppo nel quale sono stati inseriti e qualificati sia quello corretto. Questi dati, e qui risulta strana la risposta dell’amministrazione finanziaria», sottolinea Carpentieri, «sono già in possesso dei contribuenti nella nota tecnica di applicazione dello studio di settore. Nella nota tecnica, infatti, oltre ad essere fatta una breve statistica per cluster della platea dei contribuenti, vengono definite le caratteristiche principali dei contribuenti che qualificano ogni cluster. E molto probabile», conclude l’esperto, «che si tratta di una caso nel quale la domanda forse è stata mal posta, ma forse l’amministrazione si poteva porre con uno spirito più costruttivo e, sicuramente, più orientato all’empatia».

 

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