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Gli stress test salvano i big spagnoli

Sarà di circa 60 miliardi di euro il prestito che Madrid chiederà per mettere al sicuro il proprio sistema bancario, messo in ginocchio dal crollo del mercato immobiliare. Oggi sarà presentata l’indagine sugli istituti di credito svolta per conto del Governo dallo studio americano Oliver Wyman. Sulla base dei suoi risultati sarà fissato l’importo della richiesta, che non dovrebbe quindi discostarsi molto dalla stima fatta a giugno dallo stesso studio Oliver Wyman e da Roland Berger: 62 miliardi, pari al 6% del Pil spagnolo. Molto meno quindi dei 100 miliardi messi a disposizione il 16 luglio dall’Unione europea attraverso il fondo di stabilità europeo, Efsf-Esm.
Le banche spagnole, come un po’ tutto il Paese, prima dello shock del credito avevano prosperato grazie al boom immobiliare. Lo scoppio della bolla ha scavato voragini nei conti di molti gruppi, esposti verso debitori non più in grado di rimborsare i prestiti contratti. A peggiorare la situazione, c’è il fatto che le banche spagnole si erano a loro volta finanziate sui mercati internazionali, per far fronte alla domanda di liquidità in casa.
Il bubbone è scoppiato con il crack sfiorato da Bankia, salvata solo grazie all’intervento del Governo spagnolo, che il 24 maggio l’ha in parte nazionalizzata e rifinanziata attraverso il Frob: il fondo per la ristrutturazione del settore ha già sborsato 11 miliardi di euro in aiuti alla stessa Bankia, a Novacaixagalicia e Caixa Catalunya.
Non tutte le banche sono però nelle stesse condizioni. Secondo l’indagine indipendente, che conferma valutazioni già espresse dall’Fmi, i gruppi più grandi sarebbero in grado di uscire dalla crisi senza drammi. In base a quanto anticipato ieri dal Pais, gli stress test salverebbero un po’ a sorpresa ben sei istituti: Santander, Bbva, La Caixa, Kutxabank, Sabadell e Bankinter. In tutto, i sei gruppi rappresentano oltre il 56% del settore bancario. I due istituti più grandi, Santander e Bbva, avrebbero addirittura un eccesso di capitale, grazie alla forte espansione delle attività all’estero, che ormai rappresentano oltre il 50% del totale. Una diversificazione assente nel caso di altre banche che avrebbero comunque superato gli stress test, come La Caixa, fortemente esposta alla recessione spagnola e alla fuga di capitali dal Paese. Ad agosto, i depositi bancari sono calati dell’1% a 1.492 miliardi di euro, contro i 1.509 miliardi di luglio, toccando il livello più basso dall’aprile 2008.
Tutt’altra storia resta quella di Bankia, la quarta banca di Spagna, che secondo alcune stime, avrebbe bisogno di altri 24 miliardi, dopo i 4,5 già avuti in primavera. In difficoltà anche il Banco Popular, al quale dovrebbe servire un finanziamento da 2,1 miliardi, pari al 2% degli asset considerati a rischio. Il gruppo avrà tempo fino a dicembre per varare un piano urgente di dismissioni. Se non avrà raccolto il capitale necessario dovrà ricorrere agli aiuti di Stato, sotto forma di obbligazioni convertibili in azioni.
Ieri si è tenuta la riunione conclusiva del comitato strategico che ha certificato l’indagine Oliver Wyman: ne fanno parte rappresentanti di Fmi, Bce, Autorità bancaria europea, Commissione Ue, Banca centrale spagnola e ministero dell’Economia. Proprio la troika avrebbe spinto perché la richiesta di finanziamento sia alta, per dare un segnale convincente ai mercati, mentre Madrid preferirebbe un’importo più basso.
Il Governo, che per ottenere il prestito Ue-Fmi ha firmato un protocollo d’intesa con condizioni severe, ha già avviato la ristrutturazione del sistema bancario, la quarta negli ultimi tre anni. Molte delle banche più piccole e deboli sono state indotte a fondersi tra loro o a farsi rilevare da gruppi più robusti. Tra i risultati, ci sono stati il taglio del 15% degli sportelli e dell’11% degli addetti.

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