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Gli stranieri a scuola

Il Ministero dell’istruzione si adegua alla legge e revoca la richiesta di permesso di soggiorno per gli studenti stranieri. Le segreterie scolastiche, dunque, non dovranno più chiedere il documento al momento dell’iscrizione ai ragazzi non italiani.

Il cambio di rotta di viale Trastevere è contenuto in un avviso della Direzione dello studente.

Le Linee guida sull’accoglienza e l’integrazione degli stranieri prevedevano, a completamento delle iscrizioni, che le scuole chiedessero alle famiglie dei minorenni il «permesso di soggiorno e i documenti anagrafici».

Tanto è bastato a gettare scompiglio nel lavoro delle segreterie e a scatenare le proteste da parte di molte associazioni di genitori e giuristi, che hanno evidenziato i tratti discriminatori e illegittimi della richiesta. Già, perché il Testo unico sull’immigrazione dice chiaramente che «per l’iscrizione alla scuola dell’obbligo non va presentato nessun permesso di soggiorno, a tutela del diritto di tutti all’istruzione, anche se immigrati irregolari».

E così è arrivato l’avviso di rettifica del Ministero guidato da Stefania Giannini: «A seguito di una rilettura delle Linee guida per l’accoglienza e integrazione degli alunni stranieri, in data 19 febbraio 2014, si rappresenta la necessità di sostituire il punto 2.2 di pag. 10 relativamente alla voce, permesso di soggiorno e documenti anagrafici, con il seguente articolato: in mancanza di documenti la scuola iscrive comunque il minore straniero poiché tale situazione non influisce sull’esercizio del diritto all’istruzione».

A dichiarare la propria soddisfazione per la decisione del Miur, il sindaco di Modena, delegato all’Immigrazione, Giorgio Pighi. «E’ una scelta di civiltà da parte del Ministero che appoggiamo pienamente, perché produce un avvicinamento fra gli apparati amministrativi e la realtà dei territori», ha sottolineato il primo cittadino di Modena, delegato l’Anci, «garantendo il diritto alla scuola dell’obbligo per tutti i minori presenti in Italia, senza distinzioni di condizione giuridica».

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