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Gli Stati Uniti alzano i tassi sopra l’1% «L’economia va, ottimismo sul lavoro»

Come previsto, i tassi di interesse americani tornano sopra l’1%, non succedeva dal crac di Lehman Brothers, il 15 settembre 2008. E’ la seconda volta che quest’anno la Federal Reserve rialza di 25 punti base, all’1-1,25%, i tassi di riferimento a breve termine dal precedente intervallo dello 0,75%-1%. E il terzo rialzo in poco più di 6 mesi. Un segnale di fiducia sullo stato di salute dell’economia americana, che continua a crescere a «ritmo moderato», con un ulteriore rafforzamento del mercato del lavoro, mentre il rallentamento dell’inflazione per ora sembra non destare troppe preoccupazioni, ma il dato sarà monitorato «con attenzione».

La banca centrale Usa, guidata da Janet Yellen, conferma inoltre un terzo ritocco dei tassi entro la fine del 2017, se l’economia proseguirà come immaginato. La divergenza monetaria tra America e Europa, che mantiene un costo del denaro a zero e tassi di interesse negativi sui depositi bancari presso la Bce, per ora quindi continua, a dispetto delle pressioni tedesche su Mario Draghi, presidente dell’Eurotower.

Oltreoceano la normalizzazione della politica monetaria in ogni caso proseguirà «in modo graduale». Il percorso prevede l’avvio della riduzione dell’enorme bilancio Fed, salito fino a 4,5 trilioni di dollari con il programma di acquisti di titoli del Tesoro e obbligazioni ipotecarie, il cosiddetto Quantitative easing , per stimolare l’economia. In particolare, la Fed comincerà a «ridurre poco a poco gli asset in suo possesso, riducendo l’ammontare reinvestito» di quanto viene incassato quando un bond giunge a maturazione

Il nuovo rialzo dei tassi «riflette i progressi che l’economia ha fatto e che ci si attende faccia ancora verso la piena occupazione e la stabilità dei prezzi dell’economia, ha spiegato Yellen nella consueta conferenza stampa al termine della riunione del Fomc, il Comitato di politica monetaria (che votato 8 contro 1 a favore del ritocco). L’ottimismo della banca centrale si rispecchia nelle stime corrette dalla Fed sulla disoccupazione e l’inflazione. Il tasso di senza lavoro è ora indicato al 4,3%, il livello raggiunto a sorpresa a maggio, al minimo da 16 anni. Mentre l’inflazione è attesa all’1,6% quest’anno, in ribasso dall’1,9% previsto a marzo e sotto il target del 2%. Ma nel medio termine, «il Fomc si aspetta che l’inflazione risalga e si stabilizzi intorno al 2% nel giorno di un paio di anni», ha detto Yellen, ribadendo che per raggiungere questo obiettivo «è essenziale mettere in atto tutte le politiche». Migliorano anche le stime sul Pil, in crescita del 2,2% (dal precedente 2,1%) quest’anno, mentre è confermata una crescita del 2,1% nel 2018 e dell’1,9% nel 2019.

Con il Tesoro Usa, «potremmo avere divergenze» nella regolamentazione sulle banche, ammette Yellen, contraria al un allentamento, perché le norme sulle banche non impediscono il credito e la crescita economica. Alla speculazioni di una sua possibile sostituzione alla fine del mandato quadriennale, la risposta è secca. Scelta dall’ex presidente Usa Barack Obama e prima donna della storia a guidare la Fed (dal gennaio 2014) Yellen sostiene di non aver discusso con il presidente Donald Trump su un secondo mandato. «Ho intenzione di servire fino alla fine il mio incarico, che si conclude all’inizio di febbraio», nel 2018. Ma poi non dice se le piacerebbe fare il bis. Quanto ai tre posti vacanti nella Fed, Yellen spera invece che «le nomine saranno fatte presto e in modo appropriato».

Giuliana Ferraino

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