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Gli spread tornano a scendere, tassi sotto zero sui BoT

Nel giorno in cui l’Orso molla la presa sui mercati azionari anche la tensione sui titoli di Stato della «periferia» europea si allenta. Gli investitori tornano così in acquisto sui titoli di Italia, Spagna e Irlanda per vendere (ma con moderazione) Bund tedeschi, mentre gli spread di restringono di nuovo a dimostrazione del fatto che i movimenti degli ultimi giorni erano legati più al diffondersi di una generica avversione al rischio che a problemi specifici di singoli Paesi.
Entrando nel dettaglio della giornata, il rendimento del BTp decennale è sceso di 5 centesimi all’1,64%, quello del titolo pari scadenza spagnolo è diminuito all’1,73 per cento, permettendo ai rispettivi differenziali rispetto alla Germania di ridursi rispettivamente a 140 e 149 punti base. Bene anche l’Irlanda, di nuovo accomunata da lunedì scorso all’Europa più «a rischio», che ieri ha recuperato terreno con il suo decennale allo 0,89 per cento.
Il bilancio, per la verità, era addirittura migliore a metà giornata, quando anche i listini azionari hanno raggiunto i massimi intraday. Poi l’affievolirsi del rimbalzo (e l’incertezza legata alle parole molto prudenti del presidente della Federal Reserve, Janet Yellen di fronte al Congresso Usa) ha contagiato anche i mercati obbligazionari, senza che vi fossero novità significative sotto l’aspetto macroeconomico.
Alla fine si resta quindi di fronte al classico bicchere riempito a metà: si tira un sospiro di sollievo per l’inversione di tendenza. ma ci si continua a preoccupare perché i focolai di tensione appaiono tutt’altro che spenti. Prova ne sia che il Bund resta comunque a un soffio dai minimi rispetto alla scorsa primavera (0,24%), e che dall’altra parte i titoli di Portogallo e Grecia (cioè i due Paesi dove al momento le incognite a livello politico oltre che economico sono più pronunciate) non hanno affatto recuperato: il mercato dei bond sovrani europei è insomma ancora convalescente.
In un contesto simile il Tesoro italiano è comunque riuscito a piazzare BoT a 12 mesi per 6,5 miliardi di euro a un tasso inferiore allo zero per il quarto mese consecutivo. Non è stato il livello record di gennaio (-0,032% contro -0,074%), quando la situazione era sotto questo aspetto molto più favorevole, ma è un risultato non disprezzabile soprattutto perché rispetto all’asta precedente il rapporto di copertura, cioè lo scarto fra domanda e offerta, è cresciuto a 1,62 da 1,38: dati che non prefigurano certo una fuga degli investitori dal nostro Paese.
Oggi il compito sarà verosimilmente un po’ più complicato, perché sul mercato finiranno titoli a medio lungo termine per complessivi 5,5 miliardi di euro. L’impatto delle tensioni recenti ha spostato verso l’alto la curva dei rendimenti italiani e un aumento dei tassi è quindi da mettere in conto. Al tempo stesso, però, l’allargamento degli spread dovrebbe attirare la domanda degli investitori esteri a caccia di briciole di rendimento in un contesto di tassi sotto-zero in mezza Europa. Sotto questo aspetto, nota Unicredit Research, l’attenzione dovrebbe concentrarsi soprattutto sui BTp a 3 anni (che ieri scambiavano sul secondario in area 0,12%), che risultano relativamente più a buon mercato dei titoli a 7 e 15 anni (rispettivamente 1,03% e 2,07%).

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