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Gli «sconti» dell’Imu appesantiscono la Tasi

La Tasi ha la stessa base imponibile dell’Imu, analoghi sono i criteri di calcolo sul possesso, che per esempio in caso di nuovo acquisto funzionano per mesi (si calcola il mese intero quando si ha la proprietà per almeno 15 giorni) e non per giorni, e identici sono i trattamenti per casi particolari come il non profit. Tutto facile, dunque? Nemmeno per sogno. In alcuni casi questo parallelismo è un bene, perché per esempio raddoppiare anche i calcoli sulla base imponibile avrebbe moltiplicato le difficoltà, in altri però si determina un gioco di specchi paradossale, come accade ad esempio nelle assimilazioni.
L’assimilazione nasce infatti nell’Imu per tutelare alcune fasce di contribuenti, ma trasportata nella Tasi finisce per far pagare di più perché nel nuovo tributo le aliquote sull’abitazione principale sono in media molto più alte rispetto a quelle sugli altri immobili.
Questo problema generale si traduce in una lunga serie di effetti concreti. Se per esempio il Comune ha assimilato l’appartamento di un anziano lungodegente, su quell’immobile si dovrà pagare una Tasi che può arrivare fino al 2,5 per mille (o al 3,3 se c’è qualche detrazione), mentre se fosse trattato come “seconda casa” l’aliquota sarebbe spesso zero o vicina allo zero. E la possibilità di assimilare l’abitazione solo ai fini Imu, ovviamente, non esiste.
Ancora peggio va ai comodati gratuiti a figli e genitori. Per loro l’assimilazione può essere stabilita quando l’Isee famigliare si ferma entro i 15mila euro oppure quando la rendita non supera i 500 euro. Nei Comuni che hanno scelto la seconda opzione, secondo l’Economia i 500 euro vanno trattati come “franchigia”, nel senso che la quota di rendita superiore non è assimilata. Il risultato è un caleidoscopio di calcoli: nell’Imu si paga, con l’aliquota delle seconde case non locate, solo per la parte di rendita superiore a 500 euro, nella Tasi si paga con l’aliquota dell’abitazione principale la parte di rendita fra 0 e 500 euro, e con quella destinata alle case non locate la parte superiore. Il caos sulle assimilazioni non risparmia nemmeno i residenti all’estero. Il Parlamento si è ricordato di loro nel decreto casa, e non è stato un bene: l’idea iniziale era di rendere automatica l’assimilazione che oggi va decisa dal Comune, ma dopo un tira e molla sulle coperture il risultato è stato sfortunato. Per quest’anno la possibilità di assimilazione è abrogata, anche se le delibere comunali dicono il contrario, perché la norma di riferimento è stata cancellata, mentre dal 2015 sarà automatica ma solo per i residenti all’estero «già pensionati nei rispettivi Paesi di residenza»: capirne la ratio rischia di essere una sfida impossibile.

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