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Gli Ordini: valgono le attività tipiche

Che la norma si presti a difficili interpretazioni gli Ordini professionali non lo negano. Governo e Parlamento avrebbero potuto prestare maggiore attenzione alle conseguenze delle nuove disposizioni riguardanti l’abuso dell’utilizzo delle partite Iva. Così com’è, la legge lascia aperta la possibilità che un professionista iscritto all’Ordine possa svolgere sia attività passibili di inquadramento come attività subordinata che attività da vero e proprio libero professionista.
«Anche se è una norma appena emanata – osserva Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro – sarebbe opportuno un intervento di semplificazione a questo riguardo, tanto più che in alcuni casi le norme che regolano gli Ordini risalgono a diversi anni fa e l’elenco delle attività riservate e tipiche non è stato aggiornato». Però, nel frattempo, secondo Calderone la legge contiene elementi che tutelano comunque gli iscritti all’Ordine nel momento in cui prevede l’esclusione per attività connotate da competenze teoriche di grado elevato acquisite attraverso significativi percorsi formativi. «Un iscritto a un Ordine professionale è in possesso di competenze di grado elevato. Il nostro è un percorso di altissimo profilo riconducibile alla fattiscpecie indicata dalla legge». Ciò non toglie che secondo la presidente ci saranno molti contenziosi.
«Il punto effettivamente si presta a interpretazioni problematiche – afferma Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili – in relazione alle attività cosiddette non riservate. Però è vero che di recente la Corte di cassazione a sezioni penali unite ha evidenziato che le attività caratteristiche della professione, ancorché non esclusive, possono essere svolte con l’apparenza della qualifica di commercialista solo ed esclusivamente dagli iscritti all’albo. In pratica se svolgo l’attività di consulenza e assistenza tributaria di per sé non esclusiva ma qualificandomi come dottore commercialista, nella sostanza esercito un’attività in termini tali per cui l’iscrizione all’albo è obbligatoria e questo potrebbe risolvere i dubbi interpretativi che il non felicissimo disposto normativo lascia aperti».
Non ci saranno grandi difficoltà secondo Bruno Piacci, coordinatore della commissione lavoro del Consiglio nazionale forense: «L’attività di consulenza svolta da un soggetto abilitato alla professione che svolga la stessa in uno studio legale e dunque con il rispetto della “normalità” dei canoni dello svolgimento della professione, non credo possa rientrare in tale previsione, anche perché se è vero che la consulenza non è oggetto di riserva legale, è altrettanto vero che rientra nelle attività normalmente svolte dagli iscritti all’albo di avvocato con automatica incompatibilità con un rapporto di lavoro subordinato».

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