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Gli ordini preparano le barricate

di Marino Longoni e Ignazio Marino 

Ordini professionali pronti a scendere in campo. Disponibili, se serve, anche a bloccare la macchina della pubblica amministrazione pur di far valere le proprie ragioni. È quanto risulta a ItaliaOggi. A trasformare la rabbia di molti presidenti in volontà di agire per contrastare quello che definiscono «un attacco ideologico» alle professioni ha contribuito la legge di stabilità, approvata sabato scorso dal parlamento. Così mentre in aula a Montecitorio si votava la legge sull'equilibrio di bilancio contenente anche una serie di misure relative al settore (società fra professionisti anche con socio di capitale, contrattazione delle tariffe affidata totalmente al mercato, delega al governo sulla riforma in grado di cancellare entro 12 mesi tutta la disciplina vigente), il Cup decideva di cambiare strategia e di diventare «attore istituzionale». Pronto a far sentire tutto il suo peso dentro e fuori le aule parlamentari. Visto che, dopo tre anni di proposte al governo, l'unico risultato portato a casa è stato un pacchetto di misure che nel suo complesso già oggi mina l'esistenza degli ordini e domani potrebbe portare perfino all'estinzione degli stessi (si vedano ItaliaOggi del 12 novembre e ItaliaOggi Sette del 14 novembre 2011).

Il direttivo del Cup. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, al momento non c'è la volontà da parte degli ordini di fare un partito politico ma solo di cambiare strategia. Fino ad ora, infatti, il Comitato unitario delle professioni guidato da Marina Calderone è stata un'associazione privatistica di enti di diritto pubblico quali gli ordini. E si è sempre limitato a coltivare il dialogo con le istituzioni. Nel 2010, infatti, il ministro della giustizia Angelino Alfano chiamò a raccolta gli ordini per chiedere loro una proposta di riforma del comparto (si veda ItaliaOggi del 16/4/2010). Proposta che, con la condivisione di tutte le rappresentanze professionali, arrivò sul tavolo del guardasigilli dopo meno di un mese senza mai, tuttavia, trasformarsi in un disegno di legge governativo. Per non parlare del nuovo tentativo, fatto qualche settimana fa, dal sottosegretario Maria Elisabetta Casellati. Anche questo finito con un nulla di fatto. Insomma, nella giornata di sabato per il direttivo del Cup è stato inevitabile prendere atto che, mentre gli ordini si affannavano a trovare una sintesi al loro interno per portare un progetto di riforma aperto alla concorrenza ma allo stesso tempo condiviso da tutti per avere maggiori chance in Parlamento, il governo pensava e approvava altre riforme.

L'ultimo atto. L'ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la legge di stabilità, approvata in tutta fretta lo scorso fine settimana (altri articoli da pagina 26), che affida al futuro governo la delega per riformare l'attuale disciplina sugli ordinamenti professionali entro 12 mesi attraverso un decreto del presidente della repubblica (cioè un c.d. regolamento di delegificazione). Proprio lo strumento legislativo scelto rappresenta la minaccia più grande per i consigli nazionali. Dato che dentro il dpr dovrebbe finire tutta la nuova disciplina sulle attività intellettuali cancellando quella esistente. Lo stesso Cup, attraverso la proposizione di un emendamento, ha cercato di far comprendere al legislatore che la norma non è priva di profili di incostituzionalità. Dato che con un decreto si può intervenire solo alcuni ordini (quelli nati dopo la Costituzione) e non su tutti. Ma, nella fretta di approvare il provvedimento, la norma è rimasta quella che era. E ora lo stesso Comitato unitario delle professioni, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, starebbe per impugnare la legge. Con il nuovo governo tecnico che si accinge ad insediarsi, ad ogni modo, il Cup non vuol più perdere tempo a fare proposte che nessuno prende in considerazione. E se la nuova compagine governativa continuerà sul solco delle «liberalizzazioni ideologiche» partiranno a breve una serie di manifestazioni che potrebbero portare anche al blocco dell'attività della pubblica amministrazione.

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