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Gli italiani? Vivono già nel 2020

L’Italia ha già superato gli obiettivi energetici europei fissati per il 2020. Da uno studio del ministero dello Sviluppo economico emerge che il fabbisogno energetico italiano ha raggiunto il livello minimo degli ultimi 18 anni, a causa della crisi, ma anche dei cambiamenti strutturali dell’economia e della crescente efficienza. E che lo sviluppo delle rinnovabili nei diversi comparti — elettrico, termico e trasporti — ha contribuito a far superare già l’anno scorso gli obiettivi europei previsti per il 2020.
Transizioni
Siamo molto avanti, spiega lo studio del ministero, nel processo di «transizione energetica verso un sistema più efficiente, meno dipendente dalle fonti estere e in cui un ruolo sempre più rilevante è giocato dalle fonti a basso contenuto di carbonio, in particolare le energie rinnovabili». Queste ultime, precisa il ministero, nel 2014 «sono arrivate a rappresentare oltre un quinto dell’energia primaria richiesta e sono risultate la prima fonte di generazione elettrica (il 43% della produzione nazionale lorda)». Nel contempo, il fabbisogno energetico complessivo del Paese si è ulteriormente ridotto (-3,8% rispetto al 2013), raggiungendo il livello più basso degli ultimi 18 anni. «La contrazione del Pil (-0,4%) spiega solo in parte questo calo — specifica lo studio — indicando una ricomposizione tra settori produttivi e un incremento dell’efficienza».
Il sistema energetico italiano, che già nel 2014 era il più virtuoso del continente, quest’anno sta continuando a migliorare. Stando all’ultimo rapporto di Terna sul primo semestre 2015, infatti, la produzione da fonti rinnovabili rappresenta ormai il 43,3% dell’elettricità totale generata nel Paese. Dai dati forniti da Terna emerge che la produzione fotovoltaica è cresciuta del 10,1% rispetto al primo semestre del 2014. In crescita del 9,6% anche l’eolico e del 5,6% il geotermoelettrico. In calo, invece, la produzione idroelettrica, 7 terawattora di meno dell’anno scorso, per colpa dalla siccità. Il rapporto di Terna conferma l’apporto significativo del solare nella produzione elettrica italiana: nei primi 6 mesi del 2015 l’elettricità dai parchi fotovoltaici è stata di circa 13 terawattora, pari al 9,9% del totale.
Ma l’Italia potrebbe fare anche di meglio. Dall’Enea arrivano le linee guida per mettere a segno, da qui al 2050, una riduzione dell’80% delle emissioni di anidride carbonica rispetto ai livelli del 1990, risparmiando decine di miliardi sulla bolletta elettrica nazionale. Considerando la dinamica dei prezzi dei combustibili fossili, la bolletta energetica italiana (netto tra import-export), che quest’anno è stata di 45 miliardi, nel 2050 salirebbe a 75 miliardi. Ma se l’Italia puntasse verso una profonda decarbonizzazione del sistema energetico, la bolletta potrebbe essere ridotta fino a 9 miliardi, con un risparmio netto di 66 miliardi.
Premesse
La premessa per questo scenario ottimale, descritto nel rapporto Pathways to deep decarbonization in Italy , sarebbe l’azzeramento delle emissioni del sistema elettrico al 2050, grazie all’utilizzo massiccio delle fonti rinnovabili e a un’applicazione estrema dell’efficienza energetica. Una politica così orientata potrebbe tradursi in una riduzione dei consumi primari al 2050 tra il 28% e il 39% rispetto ai valori del 2010 e in una diminuzione fra il 56% e il 62% dell’intensità energetica del sistema Italia. In questo scenario, la generazione elettrica dovrebbe essere alimentata al 93% da fonti rinnovabili, con un taglio del 97% delle emissioni per singolo kilowattora elettrico, rispetto ai livelli del 2010.
Le emissioni restanti, secondo l’Enea, dovrebbero essere azzerate con la cattura della CO2, una tecnologia controversa, ma già sperimentata. Nel settore dei trasporti sarebbe possibile ridurre del 60% i consumi di fonti fossili, attraverso un maggior ricorso al trasporto pubblico e al trasporto marittimo o ferroviario delle merci rispetto a quello su gomma, oltre a un incremento dei veicoli elettrici e di quelli alimentati a biocombustibili. In questo modo l’Italia potrebbe veramente diventare un Paese all’avanguardia sulla strada dello sviluppo sostenibile.

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