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Gli istituti fanno i conti con gli anni di crisi «I risk manager pagati più dei direttori»

La crisi ha lasciato il segno in banca. Lo rivela Michael Page che, con una recente indagine sulle retribuzione dei dipendenti delle aziende di credito, evidenzia come i direttori di filiale – un tempo al vertice della piramide che basava le proprie fondamenta sul concetto di «posto di lavoro sicuro» – sia alla fine diventato un lavoro meno apprezzato di altri, anche al di sotto della medesima cupola del credito. Un lavoro ben pagato, certo, ma forse non come un tempo o come ci si aspetterebbe e di sicuro meno di altri. 
È il caso del private banker che sta al vertice delle retribuzioni considerate – ovvia l’esclusione dei top manager dirigenziali e l’applicazione dei valori medi, secondo il principio di Trilussa (…) – arrivando a guadagnare anche il doppio rispetto al direttore di filiale. E altrettanto ovvio, in questo caso, è il diverso peso della parte variabile della retribuzione.
Diversi profili
Nel complesso, quello che emerge con maggior prepotenza dalla ricerca di Michael Page è la «nascita» e il riconoscimento dell’importanza di nuove figure professionali, la cui genesi in alcuni casi è direttamente correlata allo svilupparsi della crisi.
«È il caso del Risk manager – spiega Danilo Curti, responsabile della divisione Banking di Michael Page – che negli ultimi cinque anni ha visto un incremento significativo della propria retribuzione. Il continuo aumento dei crediti in sofferenza e la volontà di contrastare questo trend è direttamente correlato all’aumento dell’importanza, di queste figure professionali». Ma la crisi è andata anche oltre nel rimodellare il profilo degli istituti di credito: non solo so è pensato poco alla parte commerciale, ma si sono parallelamente rafforzate altre funzioni. «Basti pensare – continua Curti – che fino al 2007 la funzione aziendale dedicata alla Compliance praticamente non esisteva in Italia. La normativa è enormemente aumentata in questi ultimi anni e sono nate figure che hanno avuto la necessità di strutturarsi rapidamente in questo settore. Inizialmente provenivano dal settore legale o dall’internal audit , ma in questi anni lo sviluppo è stato velocissimo e si è venuta a creare una scuola davvero di significativa professionalità in Italia, da cui oggi si attinge senza cercare in altri settori. Gli uomini degli uffici di vigilanza della Banca d’Italia e più recentemente della Banca centrale europea, spingono costantemente a potenziare queste aree, con ovvi riflessi anche sul piano retributivo».
La banca dati di Michael Page, si basa sull’analisi di dipendenti bancari direttamente contrattualizzati, su occupati nel mondo delle assicurazioni e consulenti che, complessivamente, sono oltre 500 mila solo in Italia. «Profili che aggiorniamo continuamente – spiega Curti –. Così il nostro termometro sul mercato italiano del credito è sempre aggiornato. Solo alla fine del 2013, quindi pochi mesi fa, il confronto del settore bancario italiano con le realtà di Gran Bretagna e Stati Uniti evidenziava un palese ritardo delle posizioni italiane, specialmente in termini di richieste di personale da assumere. Nelle ultime settimane, invece, il ritardo si è attenuato. Le banche chiedono continuamente nuovi profili. Se da un lato vi è molta attenzione sul fronte dei tagli al personale e alle ristrutturazioni aziendali – anche considerando l’importanza sempre maggiore del mondo digitale in questo settore – dall’altro va evidenziato come sta sensibilmente riprendendo interesse per il comparto commerciale. La cosiddetta parte sales sta recuperando nel numero delle richieste di lavoratori, un fatto che soltanto un anno fa sarebbe stato semplicemente impensabile. E questa è una tendenza che, se si consoliderà, porterà a un aumento delle retribuzioni nel tempo».
Riprese
Non solo dunque per chi è chiamato a occuparsi di risk management o di controlli, ma anche per la nutrita schiera del front office , ovvero gli impiegati e i quadri più vicini alla clientela dello sportello. La recente ripresa dell’offerta sui mutui casa da parte delle grandi banche commerciali va proprio in questa direzione. Perciò non solo il credit crunch è una bandiera da ammainare, ma le banche stanno riprendendo a fare quanto è loro sempre riuscito meglio in Italia, ovvero lavorare a stretto contatto con la clientela, creando un rapporto che va al di là dell’offerta digitale di prodotti innovativi ma standardizzati. Un rapporto che va alimentato sulla base di professionalità da riscoprire. E (forse) da pagare meglio.
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