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Per gli istituti a corto di capitale scatta la multa

Le multe alle banche che non rispettano i requisiti prudenziali potranno arrivare fino al 10% dei ricavi annui totali del singolo istituto, o al doppio degli utili ottenuti o delle perdite evitate.

La Banca Centrale Europea fissa i paletti sulle sanzioni ma soprattutto decide di rendere più trasparente (e prevedibile) il meccanismo con cui vengono calcolate le multe alle banche che non adeguano gli indici di rischiosità a quelli imposti. Con una mossa voluta dal presidente della Vigilanza Andrea Enria, Francoforte ieri ha pubblicato la nuova “Guida al metodo di definizione delle sanzioni”, in quello che viene definito come «un ulteriore passo in avanti sulla trasparenza delle politiche e della vigilanza, in linea anche con la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Ue».

Di fatto Francoforte mette nero su bianco le coordinate di un processo che da tempo è rodato, almeno internamente alla Vigilanza, tanto da aver già generato diverse multe. A partire da quelle comminate alle ex banche venete, finite poi in liquidazione. Ma anche a un colosso come Crédit Agricole, accusato di aver classificato indebitamente alcuni strumenti come capitale primario senza l’ok preventivo della Vigilanza, operazione che portò a una sanzione di 4,3 milioni di euro.

Proprio lo scontro seguito a quella ammenda – il ricorso davanti al Tribunale dell’Ue fu vinto dall’Agricole stesso mentre la Vigilanza fu accusata di non aver fornito spiegazioni adeguate nelle sue scelte – ha portato ora l’Ssm a fare ordine. Va detto che nel 2013 è stato lo stesso Consiglio Europeo a concedere alla Bce il potere di imporre sanzioni amministrative pecuniarie. Ora però, nonostante «l’ampio margine di discrezionalità», l’Eurotower ha preferito fissare precise linee guida dal momento che le sanzioni devono essere «effettive, proporzionate e dissuasive e non devono superare i limiti» specificati dall’Ue.

Più nel dettaglio, la guida chiarisce come il livello delle sanzioni applicate sia in relazione alla gravità della violazione e, per garantire la proporzionalità, anche alle dimensioni del soggetto vigilato.

La gravità della violazione è classificata in una tra le cinque categorie previste (minore, moderatamente grave, grave, molto grave ed estremamente grave) mentre la categoria in cui rientra una violazione dipende da una combinazione di due fattori: l’impatto della violazione e il grado di cattiva condotta.

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