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Gli investimenti non si fermano

I business plan aziendali parlano chiaro. Due imprese italiane su tre non hanno smesso di investire per effetto della pandemia: non hanno modificato il proprio piano di investimenti, oppure lo hanno potenziato o integrato, puntando in prevalenza su digitalizzazione, automazione della produzione e sostenibilità sociale e climatica. Lo ha messo a fuoco EY, attraverso una indagine diffusa lunedì in occasione della presentazione della XXIV edizione del premio Ey «L’imprenditore dell’anno», indagine condotta su una popolazione di circa 100 aziende italiane.

Investimenti non stop. Dall’indagine EY «In che modo l’incertezza sta riformulando il futuro degli investimenti in Italia?» (marzo 2021) emergono alcuni dati interessanti.

In primo luogo, il 66% delle imprese intervistate, malgrado l’emergenza e l’impatto della stessa sui vari settori economici, continua a mostrare fiducia nel futuro.

Circa il 53% delle aziende non ha previsto una riduzione del proprio piano di investimenti o lo ha integrato con nuove e diverse tipologie di investimenti a seguito della pandemia da Covid-19, nonostante sia attesa una significativa volatilità in quasi tutti i settori.

Meno del 10% delle aziende ha sospeso o rinviato il proprio piano di investimenti a causa della significativa incertezza. Quasi una azienda su quattro ha dovuto effettuare tagli negli investimenti previsti.

I principali ambiti di investimento riguardano innovazione & digitalizzazione e sostenibilità, prevalentemente in ambito sociale e di circular economy.

Per quanto riguarda l’innovazione, risulta che circa il 40% delle aziende ha previsto nel proprio business plan investimenti in innovazione di prodotto e digitalizzazione. Tutte le realtà intervistate hanno dichiarato di voler concentrare le proprie risorse sulla «digital transformation», con particolare attenzione alla digitalizzazione dei processi (57%) e all’omnicanalità nell’approccio al cliente (25%) in modo da anticipare i trend e garantire un significativo vantaggio competitivo quando la ripresa sarà generalizzata.

Una azienda su cinque investirà anche nell’automazione della produzione, ritenuta rilevante anche alla luce dei numerosi incentivi legati all’Industria 4.0, che nel 2019 ha raggiunto un valore di 3,9 miliardi di euro (+22% rispetto al 2018).

Una azienda su tre, infine, ha dichiarato di voler sviluppare un modello agile di smart working con l’obiettivo di rendere la propria organizzazione più efficiente.

Gli effetti attesi nei prossimi anni. La maggioranza dei soggetti intervistati (57%) è concorde nell’attendersi una significativa volatilità nei prossimi anni come effetto della pandemia Covid-19. In particolare, riconoscono una maggiore volatilità le aziende del settore manifatturiero, automotive e real estate, mentre si attendono un ritorno più veloce alla normalità le aziende del settore tecnologico e dei servizi professionali e finanziari.

Risulta spaccato il settore dei consumer product e più in generale del retail, le cui risposte sono distribuite proporzionalmente su tutti e tre gli scenari possibili (ritorno immediato alla normalità, significativa volatilità, significativa riduzione).

Per quanto riguarda la gestione della catena di distribuzione, dall’indagine emerge che l’opzione maggiormente seguita dalle imprese per riassestare la propria supply chain e perseguire vantaggi di costo e di tempo in risposta alle sfide della pandemia è quella di una transizione verso la lean manufacturing (produzione snella); le aziende sono intenzionate a incrementare la presenza sul mercato domestico mentre il trend di delocalizzazione verso l’estero in cerca di un minor costo del lavoro risulta una strada ormai abbandonata.

Ancora: una azienda su 5 si sta orientando anche verso un accorciamento della filiera propendendo per operazioni di integrazione a monte, così come sta cercando di ridurre la dipendenza da soggetti e/o Paesi dominanti.

Oltre il 40% delle aziende individua nell’accelerazione del canale di vendita digitale il cambiamento più impattante nella customer experience del proprio settore. La comunicazione tramite i canali digitali affiancherà stabilmente le vendite on line per oltre una azienda su tre; una delle nuove parole d’ordine in relazione alla «customer experience» sarà inoltre il maggior focus sulle persone, non solo cliente ma anche e soprattutto staff interno, specialmente quello dedicato alla gestione del rapporti con il cliente finale.

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