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Gli interventi salgono a 35 miliardi al mese

Francoforte – Lasciati invariati i tassi di riferimento a brevissimo termine nel Consiglio direttivo di ieri, la Bce ha deciso di puntare a ridurre quelli sulla parte lunga della curva dei rendimenti dei titoli di Stato, per calmierare le impennate degli spread: ma anche delle obbligazioni societarie per le grandi imprese, come intervento di complemento, avendo voluto aiutare «soprattutto» le Pmi con le modifiche alle Tltro III, con tassi calati fino a quota -0,75%.

Il programma di acquisti netti di attività è stato potenziato con un “envelope”, una dotazione temporanea aggiuntiva pari a 120 miliardi che verrà spalmata fino alla fine dell’anno. In aggiunta ai 20 miliardi al mese dell’App (asset purchase programme) in corso, ne arriveranno altri 15 circa in media, portando l’importo poco sotto i 35 miliardi per l’emergenza da coronavirus: ben lontano dagli acquisti da 80 miliardi al mese del Qe di Mario Draghi aprile 2016-marzo 2017.

La presidente Lagarde ha sottolineato più volte la natura «temporanea» della pandemia di coronavirus, al punto da spingersi a pronosticare un rimbalzo dell’economia anche in tempi stretti, tra sei mesi. Abbassare i tassi di riferimento sui depositi presso l’Eurosistema ora a -0,50%, per poi doverli rialzare nel caso di ripresa rapida dell’economia, deve essere sembrato un passo falso ai membri più falchi nel Consiglio, contrari apertamente al taglio: tutte le decisioni annunciate sono state prese «all’unanimità», ha detto con una punta d’orgoglio Lagarde. Il fatto però di non aver ritoccato i tassi ha fatto venire il sospetto che la Bce abbia raggiunto ora il reverse rate (tasso al quale le banche iniziano a perdere e invece che guadagnare sugli impieghi) o il lower bound (il livello minimo dei tassi di riferimento), ma entrambe le ipotesi sono state smentite categoricamente dalla Lagarde in conferenza stampa.

Sull’App, l’importo aggiuntivo deciso ieri appare modesto, quando spalmato sull’intera durata prevista, ma nella sua interezza, pari a 120 miliardi, consente alla Bce di intervenire in maniera forte e di discostarsi temporaneamente dalla chiave capitale per correggere «la frammentazione» in maniera mirata: e cioè quando le impennate ingiustificate degli spread (per esempio non solo quello italiano ma anche quello spagnolo) pregiudicano il funzionamento della politica monetaria e danneggiano le cinghie di trasmissione.

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