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Gli inossidabili signori del potere in Fondazione

Giovani dentro. Perché, altrimenti, la carta d’identità sa essere impietosa. Come nel caso dello spumeggiante Dino De Poli, democristianissimo navigatore di tutta la prima e la seconda repubblica, che ora punta sicuro la prua della sua Cassamarca, la fondazione che ha ereditato le attività non bancarie della cassa di risparmio trevigiana, verso la terza…
Senza tempo
De Poli è un chiassoso signore che nelle scorse settimane è stato acclamato alla presidenza della fondazione, di cui è sempre stato presidente, per il periodo 2012-2018. Nato nel 1929, al tempo dell’altra grande crisi finanziaria a livello mondiale, De Poli a fine mandato avrà 89 anni. Ma bastano gli 83 di oggi per capire di che pasta sono fatti i signori delle fondazioni. Gente dura, che non molla. E pazienza se, alla faccia della legge istitutiva delle fondazioni — che prevede una progressiva uscita dal capitale delle banche conferitarie —, vent’anni dopo l’entrata in vigore, la fondazione Cassamarca abbia ancora l’84 per cento dei propri asset finanziari investiti in Unicredit. E pazienza se quei 500 milioni di euro che rappresentano l’investimento iniziale in Piazza Cordusio, lo 0,7 per cento del capitale della banca, si siano con gli anni e le crisi assottigliati. Erano 200 milioni due anni fa, un centinaio il 31 dicembre scorso, tanto che l’esercizio ha chiuso con un disavanzo di 5,9 milioni e si è anche dovuto vendere una tenuta agricola in primavera…
Cambio sotto la Mole
Il tempo passa, così anche i signori delle fondazioni devono fare i conti con i mandati in scadenza ed avviare, talvolta controvoglia, la cerimonia degli addii. Piccoli accidenti necessari all’interno di realtà ovattate e spesso lontane dalle cronache, che gestiscono potere vero, denaro, poltrone, erogazioni. A Torino, nelle scorse settimane, si è celebrato l’addio di Andrea Comba dalla presidenza della Fondazione Crt. Comba era lì dal 1994: classe 1936, docente di diritto internazionale, ha guidato la fondazione dalla nascita per lasciarla, ora, nelle mani di Antonio Maria Marocco, di due anni più maturo, ex consigliere di amministrazione di Unicredit e della Reale Mutua assicurazioni, nonché membro del Consiglio di Sovrintendenza dello Ior, l’istituto per le Opere di religione del Vaticano.
Sempre sul fronte degli azionisti di Unicredit è per ora al riparo da imbarazzanti rinnovi Paolo Biasi, signore di Cariverona, 74 anni di cui 19 spesi alla presidenza dell’ente. Il suo mandato scadrà solo nell’ottobre del 2015.
La terna di Bologna
Si prepara invece a un addio — una cena con 800 invitati — Fabio Alberto Roversi Monaco, 74 anni domani, già rettore dell’Università di Bologna e presidente della Cassa di Risparmio in Bologna. Roversi Monaco tra accademia e fondazione è stato un fattore negli ultimi trent’anni della vita cittadina e sostituirlo, in primavera, non sarà facile. Tre i candidati: Gianguido Sacchi Morsiani, classe 1934, avvocato, dal 1980 al 2004 presidente della Cassa di Risparmio di Bologna; Filippo Sassoli de Bianchi, 77 anni, già presidente di Banca Carisbo e Leone Sibani, classe 1937 una vita nell’Istituto ed ex presidente di Neos banca.
La modifica di Firenze
Più complessa la situazione dall’altra parte dell’appennino, dove a Siena sta per concludersi il mandato di Gabriello Mancini alla Fondazione Mps: uno dei momenti più difficili per la banca più antica del mondo. A Firenze, invece, il mandato di Jacopo Mazzei alla presidenza dell’Ente Carifirenze — che ha in portafoglio il 3,378 per cento di Intesa Sanpaolo — scade a marzo. Ma Mazzei è presidente solo dal novembre 2011, in sostituzione di Michele Gremigni che a sua volta sostituì Edoardo Speranza. Per confermare Mazzei, che all’epoca della nomina a presidente era già nel consiglio dell’ente da otto anni, Carifirenze ha chiesto una proroga, con tanto di modifiche allo statuto da sottoporre ad approvazione. Il suo è un caso particolare: intanto ha 58 anni ed è quindi un adolescente rispetto ad altre personalità del settore, poi il suo mandato rischia davvero d’essere incomparabile per durata con altre carriere in fondazione. Però, non sembra aver dalla sua il timing, perché la richiesta — per certi versi giustificabile — di una proroga è arrivata sul tavolo del ministero assieme ad altre 22 diverse richieste di proroga non tutte così sostenibili… Tanto che dall’Autorità di vigilanza è arrivato un secco «no» e adesso i legali sono alle prese con un tentativo di ricorso.
Manovre a Milano
A Padova in primavera scadrà il mandato di Antonio Finotti alla presidenza della Fondazione Cariparo, che controlla il 4,18 per cento di Intesa. Finotti — 84 anni — potrebbe ricandidarsi «in presenza di una vasta area di consenso». Che, a sentire l’onorevole Giustina Mistrello Destro, già sindaco della città, non potrà mancare, visto che «Finotti è stato il perno attorno a cui si è riusciti a riportare attenzione al territorio veneto e alla sua Cassa di risparmio, con un focus sulla sanità, la ricerca e l’università. È un profondo conoscitore della finanza e ha giocato negli anni un ruolo straordinario».
Tra tutte, la scadenza più importante riguarda però la Fondazione Cariplo. Il grande azionista di Intesa Sanpaolo (4,68 per cento) rinnoverà consiglio di amministrazione e Commissione centrale di beneficienza nella prossima primavera, compreso il presidente Giuseppe Guzzetti. Le grandi manovre sono già iniziate. Difficile pensare a una Cariplo senza Guzzetti, che nel maggio prossimo compirà 79 anni. Lui, nell’aprile scorso è stato riconfermato al vertice dell’Acri, l’associazione delle fondazioni, per altri tre anni. Ma il mandato in Cariplo durerebbe il doppio. A meno di dimissioni a metà strada…

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