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Gli esami di Stato 2021 verso prove semplificate

L’accesso al mondo delle professioni, complice il Covid, è ormai un vero e proprio labirinto, con date e modalità differenti da categoria a categoria. Solo prendendo in esame l’anno in corso sono cinque i percorsi differenziati di accesso che vanno dal concorso “classico” dei notai (ancora possibile, ma solo in teoria) alla semplice prova unica orale a distanza che è la strada scelta di fatto per la maggior parte delle categorie.

Senza contare che esiste persino una pattuglia di “non pervenuti”: sono i consulenti del lavoro, che per una svista normativa al momento hanno ancora in calendario una modalità convenzionale di abilitazione (due prove scritte più una orale).

I ritardi da recuperare

Il primo effetto dell’emergenza sanitaria è quello di aver ritardato e procrastinato a lungo le prove già dall’anno scorso. Alcune categorie, cioè, sono rimaste “ferme un giro”. È il caso di agrotecnici, geometri, periti agrari e periti industriali, per i quali era stato previsto con un’ordinanza di maggio 2020 che le prove di abilitazione si dovessero tenere a novembre dello stesso anno.

Il Covid ha, però, scombinato i piani: gli esami non sono stati riprogrammati e, arrivati in prossimità della scadenza, il Dpcm del 4 novembre ha annullato tutte le prove in presenza. C’è voluto il decreto dell’Istruzione n. 21 dello scorso gennaio – arrivato dopo un braccio di ferro degli agrotecnici con l’allora ministra Azzolina – per riorganizzare le selezioni, che sono iniziate per tutte e quattro le professioni il 23 febbraio e consistono in un’unica prova orale a distanza.

Si trascina dal 2020 anche il concorso notarile bandito a fine 2019, così come quello degli avvocati (si veda l’articolo a fianco).

La sessione di giugno

Archiviato un 2020 in cui per la prima volta si è fatto ricorso all’esame a distanza con una prova unica orale abilitante per moltissime professioni (comprese quelle tecniche degli ingegneri e degli architetti), il 2021, complice il prolungarsi dell’emergenza, ripropone lo stesso problema. Tanto che il decreto Milleproroghe (Dl 183/2020) si è già premunito di fornire in via preventiva fino a dicembre prossimo la possibilità di deroga alle tradizionali prove scritte per la pattuglia più nutrita di oltre 20 professioni (si veda la scheda a fianco).

Al momento, in realtà, l’unica cosa certa sono le date delle due sessioni annuali: 16 giugno il primo appuntamento (23 giugno per i profili junior) e 17 novembre per la sessione autunnale (23 per i junior). A fissare le scadenze tre ordinanze ministeriali del gennaio scorso che però nulla dicono sulle modalità di svolgimento delle prove. Il Milleproroghe affida il compito a singoli decreti ministeriali, da varare più in là anche sulla base dell’evolversi della pandemia.

Certo è che, vista pure la lentezza del piano vaccini, appare assai probabile che la sessione di giugno si svolga ancora con modalità eccezionali in deroga. Che, con ogni probabilità, saranno sempre quelle della prova orale unica abilitante a distanza. Un percorso di fatto facilitato, che per molti significa abbreviare i tempi di accesso. «Per ingegneri e architetti- ricorda Massimiliano Pittau – si potrà passare dalla laurea all’abilitazione con un solo esame, visto che le due categorie non hanno il tirocinio obbligatorio».

La sessione di novembre

Pronostici del tutto aperti per questo secondo appuntamento fissato per il 17 e 23 novembre. A livello normativo, infatti, sarebbero ancora possibili deroghe alle modalità ordinarie. Però potrebbe non essercene bisogno, se , ad esempio, il piano vaccini avesse già dato i suoi frutti.

La categoria “scoperta”

Dalle deroghe sono, al momento esclusi i consulenti del lavoro. Di fatto per quella che sembra essere a tutti gli effetti una svista del Milleproroghe, che non li ha contemplati. Per ora gli esami restano, quindi, fissati per settembre con le consuete due prove scritte e una orale da svolgersi nelle scuole su base interregionale. «Siamo già in pressing sul ministero del Lavoro per porre rimedio alla svista – annuncia Giovanni Marcantonio, segretario del Consiglio nazionale – e l’ipotesi è di inserire in un altro decreto una deroga ad hoc».

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