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Gli effetti della direttiva sul codice contratti

L’estensione del dlgs 192 al settore dei lavori pubblici, ora espressamente riconosciuta dal governo (si veda l’articolo nella pagina precedente), comporta alcune rilevanti modifiche al codice dei contratti (dlgs 163/2006) e al relativo regolamento di esecuzione e attuazione (dpr 207/2010).

Come noto, il nuovo art. 4, comma 2, del dlgs 231/2002 stabilisce per i pagamenti da parte della p.a. il termine di 30 giorni decorrenti, secondo le circostanze, dalla data della prestazione, ovvero dalla data di ricevimento della fattura o dalla data della verifica della prestazione. A questo proposito, il successivo comma 6 prevede che, laddove sia prevista una procedura diretta ad accertare il corretto adempimento del contratto, essa non può avere una durata superiore a 30 giorni dalla data della prestazione. In sostanza, dunque, la nuova normativa prevede un termine di 30 giorni per la verifica delle prestazioni effettuate e un termine di pari durata per le operazioni di pagamento.

Nel sistema delineato dal dpr 207/2010, la verifica della conformità della prestazione al contratto, che si esplicita essenzialmente nella verifica della conformità dei lavori eseguiti al progetto, viene effettuata progressivamente, ai sensi dell’art. 185, dal direttore dei lavori che li certifica sui libretti delle misure in contraddittorio con l’esecutore e li riporta successivamente sul registro di contabilità. Rispetto a tale attività di verifica, l’emanazione dello Stato avanzamento lavori (Sal) assume un carattere ricognitivo (art. 194). La fase di verifica si conclude con il rilascio da parte del responsabile del procedimento del certificato di pagamento che costituisce l’atto di liquidazione del credito (art. 195).

Al riguardo, la circolare ministeriale chiarisce che, in base alla normativa sopravvenuta, tale fase non può avere una durata superiore a 30 giorni dalla data della prestazione e cioè dalla data in cui dalla contabilizzazione risulta che i lavori hanno raggiunto l’importo contrattualmente previsto per il pagamento. Pertanto, il termine speciale di 45 giorni indicato dall’art. 143, comma 1, primo periodo, del regolamento è da intendersi sostituito con quello ordinario di 30 giorni.

Discorso analogo vale per il termine di 90 giorni dal collaudo fissato dall’art. 143, comma 2, del regolamento per il pagamento del saldo, anch’esso da ritenersi sostituito con quello ordinario di 30 giorni.

Secondo la circolare, è ancora possibile, tuttavia, pattuire contrattualmente termini più lunghi, purché non superiori, nel primo caso, a 45 giorni e nel secondo caso a 60. Di diverso avviso l’Ance, secondo cui un temine più elevato per la fase di verifica sarebbe ingiustificato e dunque iniquo per il creditore, giacché la verifica relativa alla conformità al progetto dei lavori eseguiti è effettuata in modo progressivo dal direttore dei lavori e sostanzialmente esaurita nel momento in cui i dati vengono riportati sul registro di contabilità e da questo viene estratto lo stato di avanzamento lavori, mentre le operazioni di verifica effettuate dal responsabile del procedimento si sostanziano essenzialmente nella richiesta del Durc. Più in generale, valgono le perplessità già evidenziate nell’articolo nella pagina precedente sulla legittimità delle deroghe previste dal diritto interno rispetto al testo della direttiva.

È invece ancora applicabile il termine di 30 giorni previsto dall’art. 143, comma 1, secondo periodo, del regolamento per il pagamento delle rate di acconto e decorrente dall’emissione del certificato di pagamento, in quanto coincidente con quello fissato da citato art. 4, comma 2, del dlgs 231.

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