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Gli effetti del Covid tagliano gli importi delle pensioni

L’impatto della pandemia non poteva non ripercuotersi anche sul sistema previdenziale. In particolare, quello pubblico. Con una spesa pensionistica destinata a crescere verso una quota del Pil ben superiore all’attuale 16% e un debito pubblico proiettato oltre il 140% del Pil, i sistemi pensionistici, in particolare quelli finanziati con il metodo della ripartizione (i contributi versati dai lavoratori in attività vengono utilizzati per erogare le pensioni) saranno soggetti a forti pressioni. Sarà difficile mantenere tutte le agevolazioniail pensionamento anticipato. Costante e continuo dovrà essere il monitoraggio dell’equilibrio finanziario di lungo termine, pena la stabilità del sistema.

Il 2020 ha portato però anche effetti che produrranno una serie di variazioni sulle prestazioni che ciascun lavoratore percepirà al pensionamento. Alcuni collegati al Covid-19, altri già previsti dalle disposizioni precedenti.

I più importanti: revisione dei coefficienti introdotti dal 1° gennaio 2021 per l’applicazione del metodo contributivo stabilito dall’Inps, drastico calo del Pil che con ogni probabilità ci sarà quest’anno, eventuali periodi di inoccupazione che presumibilmente colpiranno alcuni lavoratori. Ma quanto peseranno questi eventi sulla copertura pensionistica finale? E quale avrà gli effetti più rilevanti?

Abbiamo provato a elaborare una serie di proiezioni considerando quattro lavoratori che al 1° gennaio 2020 hanno 30, 40, 50 e 60 anni di età. Per tutti abbiamo ipotizzato un’età di prima iscrizione all’Inps a 25 anni, con una retribuzione annua lorda di 15mila euro in valore reale a oggi. Le prestazioni sono state stimate prevedendo un pensionamento a 67 anni con un’ultima retribuzione annua lorda, prima del pensionamento, di 30mila euro. Abbiamo infine ipotizzato un incremento retributivo costante nel tempo e stimato le prestazioni finali nell’ambito dei diversi scenari. Inizialmente abbiamo determinato la pensione finale senza considerare tutti gli eventi del 2020 e i risultati sono contenuti nella tabella in pagina. Appare evidente come, in base all’età, la pensione finale annua lorda vari da 20.305 a 23.264 euro. Poi abbiamo riproiettato il tutto ipotizzando prima l’introduzione dei nuovi coefficienti di conversione, quindi l’impatto della riduzione del Pil, prevedendo per quest’anno un suo calo del 10% e una futura crescita dell’1% l’anno. Secondo quanto stabilito infatti dall’articolo 5, comma 1, del Dl 65/2015 «il coefficiente di rivalutazione del montante contributivo … non può essere inferiore a uno, salvo recupero da effettuare sulle rivalutazioni successive». Dunque, la perdita di quest’anno,dovrà comunque essere assorbita nei successivi.

Infine, abbiamo determinato l’effetto di un’eventuale inoccupazione di sei mesi.

Dai risultati si evince come l’effetto più rilevante sulla prestazione finale sia determinato dalla riduzione del Pil, che comporta per i quattro lavoratori una prestazione più contenuta di circa il 4 per cento. Rispetto a una riduzione per il mancato versamento dei contributi, che però talvolta può anche portare a dover rimandare il momento del pensionamento, di circa l’1 per cento. E a uno 0,5% per la revisione dei coefficienti.

Inutile sottolineare l’importanza anche ai fini pensionistici di un rilancio nel breve termine della crescita del nostro Paese. Attenzione, però, anche all’effetto complessivo di tutti e tre gli eventi, decisamente significativo con circa il 5,5% di riduzione totale in media. E attenzione anche a un sistema che nei prossimi anni si troverà a dover gestire con molta attenzione le risorse disponibili. Dove la previdenza complementare sarà sempre più portata a svolgere un ruolo fondamentale anche se il Covid-19 ha comportato anche alcune forti criticità per i fondi pensione. Una lezione che però la pandemia ci lascia è che anche nel settore previdenziale la diversificazione del rischio risulta cruciale.

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