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Gli edili invadono Piazza Affari “Basta vessazioni dai burocrati”

A cinque mesi di distanza dalla prima volta, gli imprenditori edili si sono rimessi il caschetto giallo in testa e sono tornati in piazza Affari. Di certo, non per quotarsi in Borsa. Lo sbarco sui mercati sarebbe sinonimo di un buon momento economico. Invece, è l’esatto contrario: «Le imprese continuano a fallire, gli studi professionali a chiudere, i lavoratori a essere lasciati a casa». A raccontarlo è Claudio De Albertis, presidente di Assimpredil, l’associazione dei costruttori della Lombardia. Anche lui era in piazza, centro scelto come simbolo di una protesta che ieri ha riguardato tutta Italia e le 30 sigle (acominciare dall’Ance, l’associazione nazionale) che a vario titolo si riconoscono nell’industria del mattone. E se nel febbraio scorso, l’obiettivo della manifestazione di protesta era stata la denuncia del crollo di un intero settore, ora è la volta della burocrazia, le cui lentezze vengono individuate inun freno a qualsiasi possibilità di ripresa, al punto da dedicare la giornata a una mobilitazione contro le “vessazioni” di norme e regolamenti. Primo sostenitore dell’iniziativa Giorgio Squinzi: è stato lui a prendere la parola per primo davanti alla sede della Borsa. Doppiamente interessato: siacome presidente di Confindustria, sia come titolare della Mapei, fornitrice — tra l’altro — anche di prodotti per l’edilizia e per sua fortuna non solo in Italia.
Squinzi ha chiarito, rispondendo indirettamente all’ottimismo professato dal ministro dell’Economia Saccomanni, «non sivede alcuna luce in fondo al tunnel della crisi ma solo un lumicino ». E per rimarcare il momento ancora grave della recessione ha annunciato una iniziativa a sua volta inedita: ha invitato a cena, nella foresteria di Confindustria a Roma, i presidenti di Camera e Senato e tutti i presidenti dellecommissioni parlamentari, così giustificandola: «Il Paese ha un gran bisogno di buon governo. Di una stagione di real politik».
Ma in cosa consistono esattamente le vessazioni denunciate ieri dalle imprese edili? De Albertis lo ha spiegato così: «Vogliamo regole certe e certezze dell’azione amministrativa per investire, lavorare, per continuare a fare impresa — e guardare con fiducia al futuro del paese. Invece, operare nel settore delle costruzioni vuol dire avere a che fare con eccessiva e contrastante attività legislativa, stratificazione nel tempo delle procedure, proliferazione dei soggetti che partecipano alle procedure edilizie e urbanistiche».
Anche perché, da febbraio ad oggi, la situazione economica è ancora peggiorata: dall’inizio della crisi i posti di lavoro persi sono arrivati a quota 446mila e, se si considerano anche i settori collegati, arrivano a quota 690mila. E perché non sembri una protesta, l’ennesima, contro la burocraziainefficiente e il governo che non interviene con un lavoro di semplificazione, gli imprenditori edili hanno pubblicato un documento: «Le 100 segnalazioni di leggi, procedure, regolamenti, usi e costumi che rendono problematico lo svolgimento delle attività per chi opera nel mondo dell’edilizia ». Lo si può leggere in un sito creato apposta (www.lagiornatadellacollera. org) che nelle intenzioni vorrebbe diventare «un punto di riferimento per professionisti, operatori e imprese».
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