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Gli avvocati si prendono la piazza

Nel 2006 erano mille e cinquecento contro Bersani ieri 10mila contro il Governo Monti. Dopo sei anni gli avvocati sono tornati in piazza per una manifestazione, organizzata dall’Organismo unitario dell’avvocatura, contro il taglio dei tribunali e la conciliazione obbligatoria. Allora a strappare i legali dai loro studi era stata la minaccia delle liberalizzazioni volute da Bersani, oggi sono le riforme sulla giustizia, quelle già fatte, quelle annunciate e quelle richieste che forse non si faranno. «I tempi per la riforma dell’ordinamento forense sono stretti – afferma il presidente dell’Ordine di Roma, Mauro Vaglio – dubito che andrà in porto».
L’appello dell’Oua, gli effetti della crisi e il tam tam diffuso grazie a Facebook hanno ingrossato le fila dei legali, dando vita, però, all’effetto paradosso, della base che si “rivolta” contro l’organizzatore della manifestazione. Il leader dell’Oua, Maurizio de Tilla, contestato, rinuncia a prendere la parola dal palco: la sua colpa è quella di dialogare con il Governo, cosa che il presidente dell’Ordine di Napoli, Francesco Caia, esclude di fare. «Non ci sediamo al tavolo – avverte Caia – chiediamo e attendiamo provvedimenti concreti». Ma le contestazioni non risparmiano neppure il Consiglio nazionale forense che gli incontri con il Guardasigilli li diserta. «I piccoli studi non sono rappresentati dall’Oua e tanto meno dal Cnf – si rammarica Francesco Rella di Roma –: certamente il socio di capitale non è una mia preoccupazione».
Il tema della rappresentanza tornerà alla ribalta nel prossimo congresso nazionale del Cnf di Bari. Ma un’anticipazione ci sarà già al congresso dell’Associazione nazionale dei giovani avvocati che si apre giovedì a Napoli. «Riporremo il problema della governance – annuncia il presidente dell’Aiga Dario Greco, molto applaudito malgrado “parli” con il ministro – il nostro slogan sarà “un avvocato un voto”. Vogliamo eleggere noi il presidente degli avvocati italiani». E gli slogan alla piazza piacciono: da «Severino arriva la sanzione, per te soltanto la radiazione» a «avvocati senza paura altrimenti è dittatura».
Per l’occasione è stata stampata anche un’edizione straordinaria de “La voce forense” con il grido «Basta» grondante sangue. «È il sangue nostro e dei cittadini – spiega la napoletana Milena Miranda – che pagano contributi sempre più alti per accedere alla giustizia». I cittadini dal canto loro, ignari dei colpi subiti, guardano con curiosità il corteo anomalo di signori in cravatta e donne in tailleur, con la fascia tricolore al braccio. Una sfilata, anche un po’ funebre, per via di una bara, portata a spalla, con dentro le “spoglie” dell’articolo 24 della Costituzione. L’emozione per il lutto si “stempera” solo per avvertire che «chi non salta Severino é».
Tra gli striscioni i nomi dei tribunali a rischio, quello del gruppo “Difensori all’attacco” e l’Associazione giuristi del Golfo. Tutti contenti di essere in piazza. «Fino a oggi siamo stati troppo civili – dice Marina Vajana di Palermo – la strada da percorrere è la piazza». Gli fanno eco la collega Anna Maria Introini che annuncia un seguito: «Non sappiamo neppure cosa stanno facendo i nostri rappresentanti: venite a Bari e vedrete cosa succederà». Non si turba per i tumulti il presidente Maurizio de Tilla che scherza ricordando che il popolo nel 1799 ha favorito, nella repubblica partenopea, la restaurazione dei Borboni. Poi torna ai nostri giorni. «Gli avvocati non credono più in nulla e quindi neppure in noi. Ma stiamo facendo battaglie importanti e le continueremo».

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