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Gli avvocati si mettono in sicurezza

La Cassa forense si allinea alle richieste della riforma Fornero e mostra i muscoli (i capitali) per dimostrare di poter garantire un pareggio di bilancio per i prossimi 50 anni.
L’Istituto di previdenza degli avvocati ha chiuso la scorsa settimana il bilancio consuntivo del 2011 registrando un avanzo d’esercizio di oltre mezzo miliardo di euro, un risultato di tutto rispetto soprattutto se inquadrato nel momento di crisi attraversato dai professionisti. Particolarmente rilevante la quota di patrimonio destinata a riserva legale (5 miliardi di euro): è questo il «tesoretto» che consente di garantire agli avvocati la certezza della stabilità patrimoniale dell’ente per il prossimo mezzo secolo.
Promessa mantenuta
«Abbiamo mantenuto fede all’impegno e abbiamo messo al sicuro il nostro bilancio per i prossimi 50 anni così come ci era stato richiesto — afferma Alberto Bagnoli, presidente di Cassa forense — ma adesso chiediamo garanzie. L’inserimento delle casse private nei tagli della spending review mette a rischio l’autonomia del nostro sistema previdenziale. E poi è anche arrivato il momento di parlare di fisco: noi subiamo una doppia tassazione che fa salire il peso delle imposte fino al 20% mentre la previdenza complementare è tassata all’11%. Una differenza inaccettabile e immotivata considerato che il nostro sistema offre garanzie e stabilità a un mondo molto più vasto».
Nel caso in cui le casse non fossero riuscite a garantire la sostenibilità richiesta, la riforma Fornero avrebbe previsto il passaggio al sistema contributivo puro (più alti i versamenti, più cospicua la pensione). La Cassa forense invece ha raggiunto l’obiettivo di bilancio senza ricorrere a un cambio di sistema, anche se si è passati a un retributivo misto. «Si tratta di accorgimenti di buon senso — precisa Bagnoli —. Il calcolo retributivo non verrà più svolto in base agli ultimi 10 anni di reddito, verosimilmente i più alti, ma facendo la media con i redditi dichiarati in tutta la carriera. Inoltre abbiamo elevato a 70 anni l’età pensionabile, ma non siamo passati al contributivo puro perché per mantenere i conti in equilibrio avremmo dovuto raddoppiare l’aliquota e in questa fase storica sarebbe stato improponibile».
Nubi all’orizzonte
Proprio la categoria degli avvocati è tra quelle che stanno patendo di più questa congiuntura: il reddito medio, soprattutto dei giovani, cala precipitosamente e il numero dei pensionati aumenta. Due fattori che fatalmente condizioneranno il futuro della categoria. «È vero — concorda il presidente della cassa — ma noi già adesso stiamo cercando di adottare degli accorgimenti: per esempio, considerato che i nostri pensionati possono continuare a svolgere la professione, chiediamo loro un contributo di solidarietà. Adesso abbiamo elevato il contributo dal 5 al 7%. Lo stesso stiamo facendo con gli avvocati che hanno i redditi più alti: chi dichiara più di 100 mila euro paga il 3% di contributo di solidarietà per i colleghi in difficoltà». Un’eventualità sempre più frequente, quella del calo di fatturato, al punto che nell’ultimo anno si è registrata una flessione del 2% dei guadagni. «È la crisi più profonda di sempre per la nostra categoria — conferma Bagnoli —. Ma si tratta di un’emergenza che la cassa da sola non può fronteggiare. È per questo che siamo al fianco dell’avvocatura per chiedere al Parlamento che venga approvata la riforma forense. C’è bisogno di cambiare profondamente la categoria per traghettarla verso il futuro».

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