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Gli avvocati ripartono da Bari

Riforma forense da approvare subito, riordino dell’accesso alla professione, no alla mediazione obbligatoria e alla chiusura degli uffici giudiziari. Queste, in sintesi, le linee direttrici che segneranno l’attività politica dell’avvocatura dei prossimi anni decise dal XXXI congresso nazionale forense.

Sono state votate nella giornata conclusiva di sabato, infatti, le mozioni finali di un’assise che ha visto la categoria dividersi, in particolare sulla riforma della professione, salvo poi trovare un accordo con lo slittamento delle richieste di modifica della legge alla prossima legislatura (si veda ItaliaOggi del 24 novembre scorso). Riforma che nel frattempo proprio oggi inizierà il suo iter in commissione Giustizia del Senato, con la chiusura del termine per la presentazione di emendamenti fissata a ieri. Il congresso di Bari, però, si è caratterizzato anche per l’assenza del governo, con il ministro della giustizia, Paola Severino, che ha disertato a sorpresa l’appuntamento. Inoltre, questo congresso è stato l’ultimo, da presidente dell’Oua, per Maurizio de Tilla: la mozione di modifica dello statuto dell’Organismo unitario dell’avvocatura, che avrebbe permesso a de Tilla di ricandidarsi, è stata infatti bocciata a larga maggioranza. Per il resto, sono state approvate mozioni sulla liberalizzazione della professione, sul funzionamento dell’ordinamento giuridico, sulla tutela dell’autonomia della Cassa forense e altri che stigmatizzano la situazione carceraria italiana, che respingono la rottamazione del processo civile (no all’appello cassatorio e all’aumento del contributo unificato), che rifiutano senza mezzi termini l’obbligatorietà della mediazione e il taglio di circa mille sedi giudiziarie (queste ultime per acclamazione). Per quanto riguarda, invece, la riforma dell’accesso, il congresso ha appoggiato la proposta di via Arenula che prevede la barriera alla professione al quarto anno di università (si veda ItaliaOggi del 23 novembre). Soddisfazione, da parte del presidente del Cnf, Guido Alpa, per il via libera, da parte del congresso, alla riforma forense. «L’Avvocatura ha posto il primo mattone rifondante per il recupero della sua dignità e della sua centralità nell’amministrazione della giustizia al servizio dei cittadini, in condizioni di autonomia e indipendenza». De Tilla ha sottolineato invece che «il congresso ha vinto e ha dato una grande prova di unità. Un grande risultato è stata la campagna di ricorsi alla Consulta avanzata dall’Oua e dai diversi ordini».

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