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Gli avvocati insistono: «Riforme da rivedere»

Restituire equità al sistema giustizia. Ridurre i costi di accesso («in alcuni casi si sono quadruplicati»). Rivedere i parametri. E ancora: sì alle soluzioni alternative alle controversie come le camere arbitrali o la negoziazione assistita; no alla conciliazione obbligatoria e alla soppressione dei “tribunalini”, senza l’analisi ponderata tra risparmi e costi, attuata sede per sede. Sono le priorità evocate dal presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, nella relazione inaugurale dell’anno giudiziario forense tenuta ieri nella sede di via Arenula del ministero della Giustizia, con l’intervenuto del Guardasigilli Annamaria Cancellieri. Il Cnf, del resto, pronto a collaborare per «individuare soluzioni condivise ed efficienti», ha preparato un pacchetto di proposte che sarà consegnato al ministro il 3 luglio.
Sul fronte dell’arretrato giudiziario, Alpa ha assicurato che l’avvocatura è consapevole della necessità di rimediare a una situazione «intollerabile». Ma è contraria «a rimedi a impatto mediatico, privi di consistente efficacia». Alcune misure, del resto, sono possibili immediatamente, a partire dalla piena attuazione del processo telematico. Mentre sul tema caldo della mediazione Alpa ha ribadito che «l’avvocatura non è avversa alla conciliazione, perché la prevenzione delle liti è ormai una prassi usuale nella difesa degli interessi dei clienti». Ma, l’obbligatorietà del tentativo di conciliazione giudiziale introdotto dal decreto “del fare” «è una barriera all’accesso alla giustizia» e «non ha sortito gli effetti sperati». Secondo i dati del ministero della Giustizia, rielaborati dal Cnf, nel periodo marzo 2011-dicembre 2012, su 192.739 mediazioni definitive, solo l’11,85% si è conclusa con un accordo (22.854); l’82,45% (158.907) sono fallite, di cui il 67% per mancata comparizione della parte. Di qui la necessità di lavorare in questi mesi per riformulare il testo del governo.
Nel suo intervento, però, Cancellieri ha difeso il provvedimento nella versione attuale. «Sono assolutamente convinta che la mediazione possa rappresentare uno strumento di grande efficacia – ha detto il ministro – per evitare che ogni controversia giunga necessariamente dinanzi a un giudice». E l’obbligatorietà è «essenziale affinché l’istituto possa raggiungere concretamente il suo scopo». Il ministro ha ricordato inoltre che la mediazione oggi ha «un’area di operatività limitata», i costi «sono stati contenuti al minimo» e i tempi di durata massima «sono stati ridotti da quattro a tre mesi». Innovazioni grazie alle quali, dopo un iniziale periodo di «assestamento», il provvedimento «potrà sortire effetti estremamente positivi sul carico del processo civile e superare le attuali diffidenze da parte del mondo forense». Alpa ha ricordato anche come gli aspiranti avvocati presentatisi all’esame di abilitazione sono diminuiti quest’anno a quota 25mila contro una media di 30mila. A testimonianza di una crisi «che ha colpito duramente l’avvocatura», anche per la minore appetibilità economica della professione. Di qui l’invito al ministro a procedere celermente al varo del nuovo decreto parametri, per ristabilire «equità e giustizia anche nei compensi degli avvocati». Tema di cui Cancellieri ha ammesso la rilevanza.
Ultima notazione numerica. Su 156 ricorsi disciplinari esaminati dal Cnf lo scorso anno 55 si sono conclusi con sentenza di sospensione e 26 con la censura. Solo 15 con la cancellazione e 9 con la radiazione.

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