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Gli avvocati: dai tagli solo 17 milioni

Nuovo scontro tra l’avvocatura italiana e il governo. Dopo il cambio della normativa sulle professioni e la mancata riforma forense, è il turno dei tagli alla giustizia: saranno soppressi 37 tribunali, 38 procure e più di 600 uffici di giudici di pace. Immediata l’opposizione del Consiglio nazionale forense: «Pur riconoscendo la necessità di procedere a una revisione della geografia giudiziaria — osserva Guido Alpa, presidente del Cnf — il governo non ha applicato al comparto della giustizia il sistema della spending review e non ha neanche seguito gli stessi criteri di delega che impongono una scelta basata su criteri di valutazione di efficienza e produttività». Anche nella relazione di inaugurazione dell’anno giudiziario forense 2012, il 13 luglio scorso, il presidente Alpa ha lamentato che la revisione della geografia giudiziaria si è tradotta in una soppressione dei tribunali minori, senza controlli sulle varie voci di spesa. Sul fronte dei tagli arriva l’accusa più forte: secondo il Cnf i risparmi reali saranno di soli 17 milioni (ben lontani dai 50 attesi dal governo) a fronte di notevoli disagi. Proprio su questo fronte nasce l’asse tra il Cnf e l’Associazione nazionale comuni italiani da cui è emerso che i criteri utilizzati dal Governo, tra cui quello della base provinciale, si riferiscono ad una vecchia organizzazione dello Stato, risalente alla geografia amministrativa dello Stato sabaudo preunitario del 1859 ed è per questo che chiedono che la nuova geografia degli uffici giudiziari sia aderente alla geografia delle nuove province e quindi degli altri uffici territoriali di governo sul territorio.
Quali riforme
«Altro che riforme epocali. Il governo rifiuta il dialogo e le proposte — attacca il presidente dell’Oua Maurizio de Tilla —. Mille uffici giudiziari chiusi e di riforme vere neanche l’ombra. La riorganizzazione degli uffici, l’introduzione dei manager per ottimizzare il lavoro, il processo telematico, la riconversione di molte strutture in tribunali tecnologici, tutte proposte per ridurre i tempi dei processi e risparmiare non sono state neppure prese in considerazione. Solo tagli. I tecnici del governo hanno deciso di eliminare decine di uffici giudiziari in zone di montagna, isole e in situazioni con seria presenza della criminalità organizzata. Oppure, in città dove i tribunali sono nuovi di zecca, ma ora si dovranno chiudere come Castrovillari e Chiavari. Spreco di risorse e di denaro pubblico su cui chiederemo l’intervento della Corte dei Conti».
La protesta
La protesta però non convince tutti: sono in tanti a leggere in queste proteste la difesa di interessi particolari degli avvocati a rimanere gestori di piccoli territori. Il tutto rafforzato dalle resistenze dei poteri locali che non vogliono perdere il proprio tribunale di riferimento. «Il disagio è grande, altro che localismi, o difesa del campanile, qui si aggrediscono servizi e diritti — ribatte de Tilla — e infatti, in tutta Italia si moltiplicano le manifestazioni sul territorio. Noi intanto, ci organizzeremo per costituire un fondo-spese per designare un collegio difensivo e promuovere giudizi per sollevare questioni di incostituzionalità ed illegittimità dei provvedimenti. Chiederemo alla Corte dei Conti di far partire un’indagine sulla gestione e gli sprechi nello stanziamento statale destinato alla giustizia».

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