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Gli avvocati cauti sul piano anti arretrato

All’avvocatura piace l’idea della task force con l’ambiziosa mission di affrontare il “mostro” rappresentato dalle 480mila cause arretrate. Anche se c’è chi teme che si ripetano i fallimenti del passato. «Troviamo positiva la proposta anticipata dalla stampa (si veda «Il Sole 24 Ore» del 9 giugno) di una task force con 400 ausiliari nelle Corti di appello – spiega il presidente dell’Organismo unitario dell’avvocatura Nicola Marino – lo stesso vale per l’attenzione ai requisiti di qualità e il coinvolgimento dei giovani avvocati nell’ufficio del giudice. Ci auguriamo solo che non sia, come in passato, un meccanismo di rottamazione dei diritti dei cittadini, che ci sia, inoltre, la necessaria copertura economica senza ulteriori aumenti del contributo unificato. Deve essere il primo tassello di un processo più ampio di modernizzazione del sistema giustizia con il coinvolgimento dell’avvocatura, non una scorciatoia figlia dell’emergenza».
Più o meno sulla stessa linea il presidente dell’Associazione avvocati italiani Maurizio de Tilla, che ritiene il reclutamento straordinario la strada giusta anche per anticipare i tempi delle decisioni nel secondo grado. Il presidente dell’Anai chiede però che si tratti di ausiliari, selezionati indipendenti e edaguatamente retribuiti. Non si lascia poi sfuggire l’occasione per ricordare al ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, l’opportunità di prorogare di almeno un anno la geografia giudiziaria. Richiesta a cui non si associa il presidente dei civilisti Renzo Menoni che, in controtendeenza con il resto dell’avvocatura, appoggia la riforma. Le sue perplessità le riserva tutte al progetto di smaltimento dell’arretrato civile.
«Sono vent’anni che si fanno interventi urgenti annunciati come risolutivi e si finisce per peggiorare la situazione – spiega il presidente dell’Unione camere civili italiane – avevamo chiesto l’istituzione di una Commissione ristretta composta da avvocati e magistrati, ma sembra in arrivo l’ennesimo intervento dall’alto».
Per Menoni i punti deboli del progetto sono le scarse risorse finanziarie e l’assenza di adeguati riconoscimenti ai “cavalieri” che tentano l’impresa. «Quando non hai soldi devi dare delle motivazioni forti – afferma Menoni – i magistrati che si vorrebbero arruolare hanno, buon per loro, ottime pensioni, non so quanti sono diposti a smaltire una pratica per 200 euro. Lo stesso discorso vale per i professori universitari». Diverso potrebbe essere per gli avvocati, una folla di 250mila professionisti.
«Se si punta ad avere avvocati di buon livello è necessario pensare a loro non come delle ruote di scorta – sostiene il numero uno dei civilisti – se non si possono dare soldi bisogna dare incarichi di prestigio. Sarebbe ragionevole cercare soluzioni condivise, altrimenti sarà un’altro buco nell’acqua».
Al presidente dei giovani avvocati, Dario Greco, piace l’idea di supportare l’ufficio del giudice. Di più se dietro compenso. «Abbiamo sempre pensato che l’ufficio del giudice potrebbe essere un’opportunità non solo per i tirocinanti ma anche per gli avvocati neo abilitati – chiarisce il presidente dell’Aiga – se il ministero si impegna può pensare anche a delle borse di studio o a uno “stipendio” da pagare con i fondi europei. Da Bruxelles non prendiamo solo i rimproveri per i ritardi, cerchiamo di usufruire anche dei finaziamenti previsti per le best pracities».
Il presidente dell’Associazione nazionale avvocati, Ester Perifano, fa i suoi conti e decide che si può fare di più. «Sulla base di quello che si legge con 400 giudici per smaltire metà dell’arretrato ci vorranno 6 anni. Se si impiegassero 800 giudici il tempo sarebbe ridotto e tre anni lasciando immutata la spesa. Poi – conclude Perifano – direi di fare molta attenzione alle incompatibilità».

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