Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Gli avvocati aprono lo Sportello

E alla fine anche la tanto contestata riforma forense prova a mostrare il suo volto positivo. Nelle pieghe di una legge che continua a scontentare cittadini e parte della categoria, emerge un’interessante iniziativa del Consiglio nazionale forense: l’apertura di uno sportello per i cittadini. Chiunque potrà rivolgersi ad avvocati (o praticanti abilitati) per ottenere pareri giuridici o informazioni sui costi delle procedure e delle prestazioni professionali.
Consulenza
I cittadini potranno ottenere anche informazioni sui sistemi alternativi come la mediazione e l’arbitrato (e gli eventuali benefici in termini di costi e durata), sulle condizioni di accesso alla difesa d’ufficio e al gratuito patrocinio. Lo sportello fornirà anche indicazioni sulle novità inserite nella riforma forense: il dovere del legale di rendere noto il livello di complessità dell’incarico e di fornire informazioni utili in merito alle spese ipotizzabili sino alla sua conclusione. E naturalmente una previsione sul costo della prestazione professionale, distinguendo tra spese vive e parcella.
Per evitare qualsiasi conflitto di interesse, gli avvocati hanno il divieto di assumere incarichi di difesa o di assistenza a favore di chi hanno aiutato tramite lo Sportello per almeno due anni (il divieto si estende anche agli associati, ai soci e ai colleghi che esercitano nello studio dei professionisti che hanno fornito l’orientamento). Ma questa non è l’unica norma di trasparenza e correttezza da rispettare: c’è anche il divieto di indicare il nominativo di colleghi per l’assunzione della causa o dell’eventuale incarico professionale.
Le spese dello Sportello non peseranno sulle casse dello Stato ma saranno a carico della categoria.
Giudici di pace
Malgrado le iniziative a favore della collettività non mancano le turbolenze all’interno della categoria. A tenere banco tra gli avvocati è il tema della geografia giudiziaria. La critica è relativa alla mancata sospensione da parte del ministero di Giustizia dell’iter di soppressione delle oltre 600 sedi dei giudici di pace con la pubblicazione dell’elenco sul Bollettino ufficiale.
Molto dura la presa di posizione dell’Oua. «Si vuole ridurre la spesa pubblica — afferma Filippo Marciante, vice presidente dell’Oua — ritenendo che questi uffici siano inutili. Ma non si capisce allora perché si preveda la possibilità di una loro sopravvivenza a carico dei Comuni. Forse l’unico obiettivo è una semplice operazione di cosmesi, cioè spostare un onere da un bilancio a un altro. È un’ipocrisia che dimostra come i giudici di pace siano in molti casi strategici per i territori interessati».
Marciante ricorda anche che la revisione della geografia giudiziaria varata dal ministero Paola Severino ha già subito 6 rinvii alla Consulta e l’8 ottobre è prevista la prima udienza. Eppure la riforma non è stata bloccata con grande rabbia: la categoria protesta perché il provvedimento mette a repentaglio il lavoro degli avvocati che operano soprattutto in sedi decentrate.
«Non si capisce con quale logica si insista su questo progetto — continua Marciante — che oltre ad essere inadeguato produce risparmi risibili a fronte del taglio di circa 1.000 uffici giudiziari. Inoltre è sub iudice, visti gli evidenti e molteplici profili di illegittimità. Sia chiaro: l’Oua non è per il mantenimento dello status quo, tuttavia questo provvedimento è sbagliato, così come la proposta di revisione della pianta organica dei giudici presentata qualche settimana fa e finalmente bloccata mentre era all’esame del Consiglio superiore della magistratura».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«È cruciale evitare di ritirare le politiche di sostegno prematuramente, sia sul fronte monetario ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dopo aver fatto un po’ melina nella propria metà campo, il patron del gruppo Acs, nonché preside...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Una forte ripresa dell’economia tra giugno e luglio. È su questo che scommette il governo: uscire...

Oggi sulla stampa