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«Gli artigiani devono ripartire Più aiuti alle piccole imprese»

Le riforme rappresentano il vaccino per colmare i ritardi dell’Italia accumulati durante la pandemia. Ne è convinto Marco Granelli, nuovo presidente di Confartigianato. «Secondo le ultime previsioni della Commissione europea — ricorda Granelli — l’Italia nel 2022 sarà il paese del vecchio continente con i segni più profondi della crisi scatenata dalla pandemia: con un livello del Pil inferiore del 2,4% rispetto a quello del 2019, mentre l’Ue avrà completamente recuperato, collocandosi sopra dell’1% al livello pre-crisi. Per scongiurare uno scenario ancora più deprimente bisogna fare in fretta e avviare delle riforme profonde del nostro sistema che rimane quello con un fisco troppo alto, un’inadeguata digitalizzazione della PA, una giustizia lenta, una burocrazia asfissiante. Per garantire una vitale accelerazione della crescita dell’economia italiana, vanno migliorate le condizioni di competitività delle imprese, anche attraverso una maggiore efficienza dei servizi erogati dalla Pubblica amministrazione»

Una sfida non da poco, considerato il momento storico. «Viviamo uno dei momenti più tragici dal dopoguerra a oggi — sottolinea il presidente di Confartigianato —. Dall’inizio della pandemia sono sparite 79 mila aziende. In un sondaggio che abbiamo effettuato emerge che il 15% delle nostre piccole e medie imprese ha perso il 50% del fatturato e il 32% è a rischio operativo. Complessivamente la manifattura italiana ha perso il 12% in un anno. Ecco perché non si può sbagliare la misura dei prossimi interventi».

Non si può dimenticare però che l’Italia, secondo la comparazione internazionale del rapporto Doing Business 2020 della Banca Mondiale (2020), è al 58° posto nel mondo per facilità di fare impresa. E tutto questo ben prima della pandemia che ha investito in pieno il nostro paese. «In un’elaborazione effettuata dall’Ufficio studi Confartigianato, si evidenziano i venti ritardi da colmare nel nostro Paese. Fisco, burocrazia e giustizia sono solo la punta dell’iceberg: la svolta digitale, le opere pubbliche, i tempi di svolgimento degli appalti, l’emergenza occupazionale per giovani e donne sono obiettivi imprescindibili se si vorrà avviare una vera ripresa dopo la pandemia».

Tutti obiettivi più o meno contemplati all’interno del recovery plan a cui si affidano le speranze di ripartenza e di futuro per il sistema economico sociale italiano. «Vero —ammette Granelli — ma stavolta vale la pena fare delle precisazioni: il Recovery plan deve tener conto delle esigenze delle piccole e medie imprese italiane che restano la spina dorsale del nostro sistema produttivo. Troppe volte in passato abbiamo assistito al varo di leggi, provvedimenti e strategie di investimento pensate solo per le grandi imprese». Insomma la «taglia» è indispensabile perché un abito possa essere indossato. «Certo. E stavolta più che mai. Se si applicheranno le logiche utilizzate in passato, avremo sprecato un’occasione unica e irripetibile come quella del Recovery plan. Nel frattempo però bisogna anche gestire l’emergenza e per farlo servono provvedimenti straordinari: ci preoccupano le scadenze fiscali e quelle dei crediti. La moratoria che scade il 30 aprile va rinnovata per evitare che le imprese, alla riapertura, si ritrovino strangolate da adempimenti fiscali e mutui. Una pericolosa slavina da evitare a tutti i costi».

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